Il soffio del Maestrale

Dove eravamo rimasti?

Ambientazione del prossimo episodio Il pascolo (60%)

28 OTTOBRE 1850

Non era ancora l’alba quando Pietro Corona venne svegliato di soprassalto dallo scalpitìo degli zoccoli di due cavalli che si avvicinavano al galoppo. Senza indugiare balzò giù dal letto, afferrò il fucile e si precipitò fuori di casa cercando di non svegliare i bambini che ancora dormivano.

Incapace di distinguere il volto dei due cavalieri, l’uomo puntò loro il fucile e gridò:

“Chi siete? Fermatevi o sparerò al vostro cavallo!”

I due uomini fermarono i cavalli e percorsero a passo svelto i pochi metri che gli separavano dal cortile di casa Corona.

“Signore! Dovete venire con noi al pascolo! Correte!” gridò uno dei due agitando le braccia.

Pietro Corona riconobbe la voce di Salvatore Atzeni, il servo pastore che aveva il compito di portare ogni notte gli animali al pascolo sulle rive del fiume.

“Cos’ è successo? Dov’è mio figlio?” urlò abbassando il fucile.

“Gli animali! Gli animali! Dovete vedere con i vostri occhi!” continuò Salvatore.

Pietro Corona corse a prendere uno dei cavalli di Antonio e senza dire una sola parola fece cenno ai due uomini di seguirlo. I pascoli sul fiume erano tra i più ambiti della zona, tutti in paese sapevano che più volte i suoi servi erano stati attaccati da ladri senza scrupoli pronti a sacrificare una vita umana per due pecore o tre maiali. Ma questa volta era diverso.

Giunti sul posto, il chiarore delle stelle lasciò intravedere a Pietro solo una parte di ciò che era accaduto quella notte.

Un centinaio di pecore giacevano a terra immobili, con un proiettile conficcato nel cranio; altre tentavano inutilmente di muoversi o di richiamare i piccoli, che nel frattempo correvano agitati da una parte all’altra del pascolo, ignari che la morte sarebbe di lì a poco arrivata anche per loro.

“Chi è il responsabile di tutto questo? Chi è stato?” urlò rivolgendosi a Salvatore.

“Non lo so signore, avevano il volto coperto. Sono arrivati all’improvviso, erano almeno in sei. Mentre due ci tenevano a tiro gli altri hanno sparato agli animali. Un colpo secco alla testa.”

“Dov’ era mio figlio quando è successo tutto questo? Ti ho chiesto dov’ era!”

“Non lo signore, qui non l’abbiamo visto.”

Pietro Corona non riusciva a smettere di urlare e a darsi pace per quello che era successo. Una perdita del genere avrebbe messo in ginocchio la sua famiglia, gli animali erano l’unica speranza dopo l’annata di siccità che aveva distrutto il raccolto.

“Andate a chiamare Antonio, subito!” ordinò spazientito.

“Signore, cosa ne facciamo degli animali?” chiese uno dei due prima di andare.

“Se non vuoi una pallottola in testa anche tu porta qui mio figlio, e sbrigati!”

Pietro si mise a sedere tenendo imbracciato il fucile e aspettò l’arrivo del figlio. I corpi bianchi esanimi degli animali che brillavano alla luce della luna parevano massi di pietra calcarea .

 Mentre se ne stava lì seduto nell’oscurità, da solo, con il viso contratto dalla rabbia, pensò che quello non era stato un anno felice per la sua famiglia; la stessa siccità che aveva distrutto il raccolto aveva inaridito anche il suo cuore. Antonio poi, che avrebbe dovuto dargli una mano, era spesso assente. Passava poco tempo ad occuparsi dei suoi fratelli, usciva presto la mattina e rincasava tardi la sera, anche quando non era di ronda per la Compagnia. Qualcosa lo stava distaendo, o qualcuno. Nella sua testa iniziò ad insinuarsi l’idea che proprio suo figlio avesse in minima parte a che fare con quanto accaduto quella notte.

Ma non poteva essere tutta colpa di Antonio. Solo una persona in paese avrebbe potuto sfidarlo con un simile gesto: Giuseppe Satta.

All’improvviso il nitrito dei cavalli avvisò Pietro Corona che suo figlio stava arrivando. Si alzò in piedi  e aspettò che il ragazzo si avvicinasse.

“Babbo, cosa è successo qui?” chiese Antonio.

“Sei diventato cieco oltre che stupido? Dove sei stato?” lo incalzò il padre.

“Di ronda.”

“Non mentirmi!” urlò Pietro Corona al figlio.

“Lo so io dove sei stato!” proseguì strattonandolo. “Sotto la sottana di quella Satta storpia, non è vero? Non è vero?”  

“Vi avevo avvisato di stare zitto quel giorno!” gridò Antonio cercando di divincolarsi dalle mani del padre.

“Siete soddisfatto adesso? Siamo rovinati!” continuò il giovane tra i singhiozzi.

Pietro si bloccò di colpo prima di sferrargli un pugno allo stomaco.

Sapeva bene che ormai la sua famiglia era rovinata e che non si poteva tornare indietro ma c’era un modo per far pagare a Giuseppe Satta tutto il male che gli aveva causato: sottrargli quello che di più prezioso aveva al mondo.

Siamo arrivati alla fine. Quale personaggio vorreste vedere anche nel finale (devo ancora decidere sotto quale forma però):

  • Il parroco (50%)
    50
  • Salvatore (0%)
    0
  • Giacomo (50%)
    50
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352 Commenti

  • Ciao Queen,
    ho letto tutto d’un fiato questo bel racconto. Sai che io sono campidanese? Lo sei anche tu immagino 🙂
    Mi è piaciuto molto, le azioni sono chiare e ben descritte. Ho ritrovato, su certe inclinazioni dei dialoghi, la dura inflessione delle parole e delle frasi che io sento ogni giorno e ho sentito dai miei nonni in passato. L’unico cosa che forse non mi quadra molto è la vita dei protagonisti: a quanto sappia le figlie dei proprietari terrieri non avevano bisogno di andare a lavare i panni al lavatoio, ma venivano riverite in tutti i modi. I personaggi importanti del genere facevano il loro ingresso in paese mentre i paesani si inchinavano e inginocchiavano al loro passaggio, e questo succedeva anche negli anni ’40/50 del 900 🙁 avevano in mano la prosperità del paese, davano e prendevano a piacere i terreni che facevano lavorare ai poveracci. Ma per il resto è perfetto, ci ho ritrovato la storia e la “fisionomia dell’uomo sardo” se così si può dire 😉 Anche io scrissi alcuni racconti ambientati nella mia terra, racconti che furono pubblicati in antologia lo scorso anno. Quando finirò di preparare il mio sito te li sottoporrò, mi farebbe piacere che li leggessi 😉

    • Ciao Giorgia, sai che qualcosa mi aveva fatto capire che anche tu sei della mia zona? Il tuo cognome 😀
      Mi fa davvero piacere che il racconto ti sia piaciuto! Ci avevo messo davvero tanto impegno per scriverlo, talmente tanto che arrivata agli episodi finali avevo avuto una specie di blocco che mi impediva di concludere la storia.
      Per scriverlo mi sono basata quasi ed esclusivamente su luoghi, personaggi e tradizioni del mio paese, e questo si riaggancia alla tua osservazione. Hai assolutamente ragione quando parli del divario “poveri/ricchi” e delle reverenze che venivano riservate alle famiglie più influenti nella vita del paese.
      Qui nel mio paese era usanza che i rampolli (maschi e femmine) di queste famiglie seguissero i servi durante il lavoro per assicurarsi che nessuno di loro battesse la fiacca in assenza del padrone o della padrona. I rampolli maschi controllavano gli uomini durante il lavoro nei campi mentre le figlie femmine si occupavano di seguire le donne al lavatoio. Non so però se questo si facesse anche negli altri paesi o se fosse soltanto un’ odiosa precauzione posta in essere dalle famiglie “ricche” del mio paese. Purtroppo non ho avuto modo di confrontarmi con altre persone su questo aspetto.
      Mi farebbe davvero piacere leggere i tuoi lavori, appena il sito sarà pronto fammelo sapere! 🙂

  • Altro che sbalzi d’umore! Prima felicissima di ritrovare Agnese, un attimo dopo con gli occhi lucidi… Finale non buonista, il che mi piace!
    E’ stato davvero emozionante leggerti, e se ci sarà un’altra possibilità per Agnese e Giacomo, benvenga, ma purtroppo qui per il lettore è sempre meglio non affezionarsi troppo ai personaggi, dieci episodi sono così pochi… 🙂 .

    • Grazie a te Aspasia, per aver avuto la pazienza di leggere tutto il racconto sino all’ultimo episodio, mi ha fatto molto piacere 🙂
      Hai ragione tu, dieci episodi sono davvero pochi in tutti i sensi…Questo finale è stato molto combattuto, fino all’ultimo ero indecisa se lasciare aperta una porta per un eventuale seguito o chiudere il racconto…Proprio perché gli episodi sono solo dieci ho preferito chiudere così, ma non sono sicura di voler abbandonare i miei personaggi 😀

  • Una triste disfatta, accarezzata dal soffio dolce del Maestrale che, però, non riesce a lenire il dispiacere.

    Ci vuole coraggio a lasciare le cose spezzate, e tu l’hai avuto.
    A volte anche gli intrecci più meravigliosi si srotolano e declinano senza che li si possa fermare.

    Ho voluto e voglio bene ad Agnese come ad un’amica e, ora, soffro insieme a lei. E aggiungo la mia carezza a quella del Maestrale.

    • Marghe mi mancheranno i tuoi commenti, sono pura poesia…
      Mi dispiace solo di aver deluso tutti con questo finale… 🙁
      Però sai una cosa? Lo caricherò davvero il finale alternativo, perché sono commossa dall’affetto che provate nei confronti della mia piccola Agnese e voglio dare a lei e ad Antonio un’altra possibilità (e un seguito alla loro storia) 🙂

      • Ma noi (almeno, io no di certo) non siamo delusi! Siamo spiazzati, come sempre succede davanti ai momenti di tristezza cui non vorremmo andare incontro.

        Certo, sarò felice di leggere il finale alternativo, se ci sarà, ma solo perché sono egoista e voglio stare insieme ai nostri beniamini ancora un po’.

        Ma anche questo finale, così definitivo e triste, con l’indimenticabile carezza del Maestrale, rimane un finale notevole.

        Per i commenti, grazie, e non temere: non appena tornerai, ce ne saranno! Ti seguirò sempre molto volentieri. 🙂

        • Grazie mia cara, in effetti sono rimasta spiazzata anche io…. 🙂
          Finale a parte sono contenta che il racconto vi sia piaciuto, ho scritto qualcosa che a me piacerebbe leggere e mi sono un po’ buttata, infatti come ha ricordato locullo all’inizio ero molto preoccupata che venisse fuori un drammone storico pieno di luoghi comuni 🙂
          Il prossimo racconto sarà un giallo, spero davvero di non farvi annoiare 🙂

  • Mannaggia Queen, il finale mi è rimasto incastrato sulla bocca dello stomaco 🙂
    Mi è piaciuto tutto, ogni singolo capitolo, tu scrivi davvero davvero bene ma santo cielo una volta me lo vuoi dare un finale che non mi faccia scendere le lacrime?!! ahahahahahaha 😀
    Amica mia, ottimo lavoro come sempre 🙂

    • Avrei giurato che la tua scelta sarebbe ricaduta su Giacomo 🙂
      Hai ragione, siamo proprio vicinissimi alla fine…ma aspetta…uhmmm cosa?….Dalla regia mi stanno dicendo che nel fine settimana arriverà l’ultimo episodio (ti prego fai finta di non aver letto quest’ultima scemenza) 😉

      PS: Tranquilla,domani ho appuntamento dallo strizzacervelli… sento che stavolta la guarigione è a un passo 😉

    • Grazie Emmina! 😉
      E se magari fosse un rosa storico? Perché non credo di essere adatta per un rosa vero e proprio, anzi mi sa che sono proprio negata…Correrei il rischio di essere etichettata come quella che scrive solo racconti pallosi ( ah già è vero, forse lo sono già) 😀

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