Il soffio del Maestrale

Dove eravamo rimasti?

Nel prossimo episodio: Agnese e Giacomo (43%)

13 GIUGNO 1850Pietro Corona piegò nervosamente la lettera che gli era stata appena consegnata, la infilò nella tasca della giacca e riprese a camminare.
“Maledetto Satta. Me la pagherà” disse a bassa voce dirigendosi verso casa del sindaco.
In paese tutto era pronto per la festa del patrono; i bambini correvano a piedi nudi cantando allegri motivetti, le loro madri, con i visi scuriti dal sole, gli guardavano distrattamente mentre attendevano trepidanti l’inizio delle celebrazioni.
Giuseppe Satta, donna Marianna e le loro figlie presero posto su alcune sedie portate appositamente da padre Leonardo, ora più che mai desideroso di protezione.
Come da usanza, le ragazze in età da marito appesero i loro fazzoletti bianchi alla quercia sul lato sinistro della piazza, in attesa che un giovanotto lo scegliesse e le invitasse a ballare.
Agnese sistemò il suo più in alto di tutti, consapevole che nessuno lo avrebbe mai scelto.
“Ma se lo appendi così in alto non lo noterà mai nessuno, non credi?” domandò sua sorella Rosa.
“Non importa, nessuno vorrà comunque ballare con me.”
“Non dire sciocchezze. L’anno prossimo ti manderemo a Cagliari dalle tue cugine, vedrai quanti giovanotti faranno a gara per parlare con te” asserì donna Marianna.
Agnese sospirò.
Antonio Corona e Giacomo Diana arrivarono a festeggiamenti ormai inoltrati.
“Scegli un fazzoletto, la fortunata ti terrà compagnia per tutta la sera” disse Antonio.
“Le ragazze in città sono raffinate, stare in loro compagnia è una gioia per il cuore e per gli occhi. Non posso dire altrettanto delle ragazze di questo paese” rispose Giacomo osservando le iniziali ricamate sui fazzoletti.
“Suppongo sia così, non sono mai stato in città” replicò Antonio.
Giacomo scoppiò in una fragorosa risata.
“Ne sceglierò uno a caso, A. S. Sai per caso a chi appartiene?”
“Agnese Satta, la figlia del notaio. Lei e la sua famiglia sono seduti là in fondo.”
“Bene, una contadinella vale l’altra. Scegline uno anche tu e divertiti!”esclamò Giacomo dirigendosi verso la famiglia Satta.
Arrivato a due metri dalla sedia di Agnese si fermò bruscamente e si schiarì la voce. Il notaio lo scrutò con sguardo attento e severo.
“Signorina Agnese, mi è stato detto che questo bel pezzo di stoffa appartiene a lei.”
“Le hanno detto bene” rispose la ragazza con un filo di voce.
Davanti alla timidezza della sorella, la piccola Rosa decise di intromettersi tra i due.
“Mia sorella sarà più che felice di farle compagnia questa sera, signor…”
“Giacomo. Giacomo Diana. Sono il figlio di donna Marietta.”
Seduto a pochi passi, Padre Leonardo era pallido in volto, la sua fronte grondava di sudore.
“Padre Leonardo state sudando, vi sentite bene?” domandò Giuseppe Satta.
“Certo, non proccupatevi. Sarà il vino, o la calura di questi giorni.”
Continuava a guardare quel ragazzo dagli occhi verdi, doveva pregare. Donna Marietta aveva ragione: solo il Signore poteva impedire agli abitanti del paese di notare la grande somiglianza tra loro due.
“Agnese non essere scortese, và a ballare con il signor Diana” concluse donna Marianna.
“Coraggio signorina, questa sera ci divertiremo.”
I due giovani si allontanarono sotto lo sguardo sempre vigile e attento di don Giuseppe.
Antonio diede un ultima occhiata ai fazzoletti rimasti, non gli interessava ballare e non avrebbe fatto alcuna scelta quella sera.
Osservò Agnese al fianco di Giacomo e una morsa gli strinse lo stomaco; gli occhi della giovane brillavano alla luce delle lanterne, l’espressione sul suo viso era distesa e felice.
La trovava davvero bella, e di questo aveva paura.

Chi sarà protagonista del prossimo episodio?

  • Giacomo (15%)
    15
  • Antonio (20%)
    20
  • Agnese (65%)
    65
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352 Commenti

  • Ciao Queen,
    ho letto tutto d’un fiato questo bel racconto. Sai che io sono campidanese? Lo sei anche tu immagino 🙂
    Mi è piaciuto molto, le azioni sono chiare e ben descritte. Ho ritrovato, su certe inclinazioni dei dialoghi, la dura inflessione delle parole e delle frasi che io sento ogni giorno e ho sentito dai miei nonni in passato. L’unico cosa che forse non mi quadra molto è la vita dei protagonisti: a quanto sappia le figlie dei proprietari terrieri non avevano bisogno di andare a lavare i panni al lavatoio, ma venivano riverite in tutti i modi. I personaggi importanti del genere facevano il loro ingresso in paese mentre i paesani si inchinavano e inginocchiavano al loro passaggio, e questo succedeva anche negli anni ’40/50 del 900 🙁 avevano in mano la prosperità del paese, davano e prendevano a piacere i terreni che facevano lavorare ai poveracci. Ma per il resto è perfetto, ci ho ritrovato la storia e la “fisionomia dell’uomo sardo” se così si può dire 😉 Anche io scrissi alcuni racconti ambientati nella mia terra, racconti che furono pubblicati in antologia lo scorso anno. Quando finirò di preparare il mio sito te li sottoporrò, mi farebbe piacere che li leggessi 😉

    • Ciao Giorgia, sai che qualcosa mi aveva fatto capire che anche tu sei della mia zona? Il tuo cognome 😀
      Mi fa davvero piacere che il racconto ti sia piaciuto! Ci avevo messo davvero tanto impegno per scriverlo, talmente tanto che arrivata agli episodi finali avevo avuto una specie di blocco che mi impediva di concludere la storia.
      Per scriverlo mi sono basata quasi ed esclusivamente su luoghi, personaggi e tradizioni del mio paese, e questo si riaggancia alla tua osservazione. Hai assolutamente ragione quando parli del divario “poveri/ricchi” e delle reverenze che venivano riservate alle famiglie più influenti nella vita del paese.
      Qui nel mio paese era usanza che i rampolli (maschi e femmine) di queste famiglie seguissero i servi durante il lavoro per assicurarsi che nessuno di loro battesse la fiacca in assenza del padrone o della padrona. I rampolli maschi controllavano gli uomini durante il lavoro nei campi mentre le figlie femmine si occupavano di seguire le donne al lavatoio. Non so però se questo si facesse anche negli altri paesi o se fosse soltanto un’ odiosa precauzione posta in essere dalle famiglie “ricche” del mio paese. Purtroppo non ho avuto modo di confrontarmi con altre persone su questo aspetto.
      Mi farebbe davvero piacere leggere i tuoi lavori, appena il sito sarà pronto fammelo sapere! 🙂

  • Altro che sbalzi d’umore! Prima felicissima di ritrovare Agnese, un attimo dopo con gli occhi lucidi… Finale non buonista, il che mi piace!
    E’ stato davvero emozionante leggerti, e se ci sarà un’altra possibilità per Agnese e Giacomo, benvenga, ma purtroppo qui per il lettore è sempre meglio non affezionarsi troppo ai personaggi, dieci episodi sono così pochi… 🙂 .

    • Grazie a te Aspasia, per aver avuto la pazienza di leggere tutto il racconto sino all’ultimo episodio, mi ha fatto molto piacere 🙂
      Hai ragione tu, dieci episodi sono davvero pochi in tutti i sensi…Questo finale è stato molto combattuto, fino all’ultimo ero indecisa se lasciare aperta una porta per un eventuale seguito o chiudere il racconto…Proprio perché gli episodi sono solo dieci ho preferito chiudere così, ma non sono sicura di voler abbandonare i miei personaggi 😀

  • Una triste disfatta, accarezzata dal soffio dolce del Maestrale che, però, non riesce a lenire il dispiacere.

    Ci vuole coraggio a lasciare le cose spezzate, e tu l’hai avuto.
    A volte anche gli intrecci più meravigliosi si srotolano e declinano senza che li si possa fermare.

    Ho voluto e voglio bene ad Agnese come ad un’amica e, ora, soffro insieme a lei. E aggiungo la mia carezza a quella del Maestrale.

    • Marghe mi mancheranno i tuoi commenti, sono pura poesia…
      Mi dispiace solo di aver deluso tutti con questo finale… 🙁
      Però sai una cosa? Lo caricherò davvero il finale alternativo, perché sono commossa dall’affetto che provate nei confronti della mia piccola Agnese e voglio dare a lei e ad Antonio un’altra possibilità (e un seguito alla loro storia) 🙂

      • Ma noi (almeno, io no di certo) non siamo delusi! Siamo spiazzati, come sempre succede davanti ai momenti di tristezza cui non vorremmo andare incontro.

        Certo, sarò felice di leggere il finale alternativo, se ci sarà, ma solo perché sono egoista e voglio stare insieme ai nostri beniamini ancora un po’.

        Ma anche questo finale, così definitivo e triste, con l’indimenticabile carezza del Maestrale, rimane un finale notevole.

        Per i commenti, grazie, e non temere: non appena tornerai, ce ne saranno! Ti seguirò sempre molto volentieri. 🙂

        • Grazie mia cara, in effetti sono rimasta spiazzata anche io…. 🙂
          Finale a parte sono contenta che il racconto vi sia piaciuto, ho scritto qualcosa che a me piacerebbe leggere e mi sono un po’ buttata, infatti come ha ricordato locullo all’inizio ero molto preoccupata che venisse fuori un drammone storico pieno di luoghi comuni 🙂
          Il prossimo racconto sarà un giallo, spero davvero di non farvi annoiare 🙂

  • Mannaggia Queen, il finale mi è rimasto incastrato sulla bocca dello stomaco 🙂
    Mi è piaciuto tutto, ogni singolo capitolo, tu scrivi davvero davvero bene ma santo cielo una volta me lo vuoi dare un finale che non mi faccia scendere le lacrime?!! ahahahahahaha 😀
    Amica mia, ottimo lavoro come sempre 🙂

    • Avrei giurato che la tua scelta sarebbe ricaduta su Giacomo 🙂
      Hai ragione, siamo proprio vicinissimi alla fine…ma aspetta…uhmmm cosa?….Dalla regia mi stanno dicendo che nel fine settimana arriverà l’ultimo episodio (ti prego fai finta di non aver letto quest’ultima scemenza) 😉

      PS: Tranquilla,domani ho appuntamento dallo strizzacervelli… sento che stavolta la guarigione è a un passo 😉

    • Grazie Emmina! 😉
      E se magari fosse un rosa storico? Perché non credo di essere adatta per un rosa vero e proprio, anzi mi sa che sono proprio negata…Correrei il rischio di essere etichettata come quella che scrive solo racconti pallosi ( ah già è vero, forse lo sono già) 😀

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