Il soffio del Maestrale

Dove eravamo rimasti?

Nel prossimo episodio... Capiremo cosa turba il parroco (50%)

18 APRILE 1850Da quando suo figlio era tornato per assistere al funerale del padre, Marietta Diana si recava ogni mattina in chiesa per la Messa del mattino.
Suo marito, il flebotomo del paese, era morto di recente a causa di una brutta caduta da cavallo e la preghiera sembrava l’unico modo per alleviare il dolore che attanagliava la sua anima in ogni momento della giornata.
Al termine della funzione soleva trattenersi qualche minuto in sagrestia con padre Leonardo, nella vana speranza che il parroco potesse dispensare qualche parola di conforto in più rispetto a quelle già pronunciate durante le confessioni.
Parole di conforto indirizzate non solo alla donna ma anche a se stesso.
“Marietta, non ritieni inopportuno venire qui ogni giorno a parlare con me? Sono passati quattro mesi dalla morte di tuo marito, qualche fedele potrebbe insospettirsi” disse il parroco stringendo forte la Bibbia tra le mani.
“Padre, non credete forse che potrebbero insospettirsi per qualcosa di ben più evidente della confessione di una vedova al suo parroco?” rispose la donna.
“Che il Signore mi perdoni. Non riesco più a dormire da quando quel tuo figliolo è tornato in paese, prego Dio perché mi dia la forza di affrontare le mie giornate” aggiunse l’uomo.
“Non dovete pregare il Signore perché vi aiuti a sopportare la menzogna. Fatelo perché continui a tenere chiusi gli occhi degli abitanti di questo paese, così che nessuno si accorga che il mio caro figliolo somiglia più a voi che al mio defunto marito.”
“Per quasi vent’anni ho temuto che questo potesse accadere. Spedire il ragazzo da suo zio affinchè potesse ricevere un’istruzione adeguata mi aveva dato speranza, ma ora che è tornato le tenebre hanno invaso il mio cuore e il mio spirito.”
Il volto del parroco si contrasse in una smofia di disperazione, una lacrima scivolò lungo il viso spigoloso e segnato dalla preoccupazione.
“Pregate padre Leonardo, fate come vi ho detto. E badate bene di non proferire parola con nessuno, neanche con il vostro confessore.”

Nel frattempo Giacomo Diana passeggiava lungo il sentiero sulla collina che conduceva al lavatoio, luogo d’incontro giornaliero per le donne del paese.
Aveva trascorso poco tempo con i suoi genitori, all’età di cinque anni era stato mandato a Cagliari da suo zio e da allora aveva rivisto sua madre solo due volte. Lo studio occupava buona parte delle sue giornate in città, ma il tempo libero era interamente consacrato a feste e passeggiate in carrozza. La vita in paese lo annoiava, non riusciva a trovare qualcosa che potesse suscitare in lui quella curiosità e quello stupore che provava ogni volta che vedeva gli enormi saloni nobiliari elegantemente affrescati o quando discuteva con i suoi compagni di politica o filosofia.
Da quando era tornato, l’unico giovane con cui aveva stretto amicizia era Antonio Corona, con cui condivideva la passione per le armi e per i cavalli ma del quale mal sopportava i modi rozzi e la mancanza totale di alfabetizzazione.
Durante la sua passeggiata un gruppo di donne lo salutò con un cenno del capo, le più giovani portavano con fatica le pesanti ceste piene di panni appena lavati.
“Aspettate signorina, vi è caduto qualcosa!” esclamò il ragazzo raccogliendo da terra un fazzoletto bianco.
“Grazie.”
“Posso sapere il vostro nome?”
“Agnese. Agnese Satta.”
“Buona giornata Agnese.”
Giacomo Diana continuò a guardare il gruppo di donne che si allontanavano, e solo quando anche l’ultima scomparve dietro gli enormi cespugli di lentisco a valle del sentiero, si voltò e proseguì la sua solitaria camminata.

Nel prossimo episodio:

  • Giacomo e Antonio (38%)
    38
  • Agnese e Antonio (19%)
    19
  • Agnese e Giacomo (43%)
    43
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352 Commenti

  • Ciao Queen,
    ho letto tutto d’un fiato questo bel racconto. Sai che io sono campidanese? Lo sei anche tu immagino 🙂
    Mi è piaciuto molto, le azioni sono chiare e ben descritte. Ho ritrovato, su certe inclinazioni dei dialoghi, la dura inflessione delle parole e delle frasi che io sento ogni giorno e ho sentito dai miei nonni in passato. L’unico cosa che forse non mi quadra molto è la vita dei protagonisti: a quanto sappia le figlie dei proprietari terrieri non avevano bisogno di andare a lavare i panni al lavatoio, ma venivano riverite in tutti i modi. I personaggi importanti del genere facevano il loro ingresso in paese mentre i paesani si inchinavano e inginocchiavano al loro passaggio, e questo succedeva anche negli anni ’40/50 del 900 🙁 avevano in mano la prosperità del paese, davano e prendevano a piacere i terreni che facevano lavorare ai poveracci. Ma per il resto è perfetto, ci ho ritrovato la storia e la “fisionomia dell’uomo sardo” se così si può dire 😉 Anche io scrissi alcuni racconti ambientati nella mia terra, racconti che furono pubblicati in antologia lo scorso anno. Quando finirò di preparare il mio sito te li sottoporrò, mi farebbe piacere che li leggessi 😉

    • Ciao Giorgia, sai che qualcosa mi aveva fatto capire che anche tu sei della mia zona? Il tuo cognome 😀
      Mi fa davvero piacere che il racconto ti sia piaciuto! Ci avevo messo davvero tanto impegno per scriverlo, talmente tanto che arrivata agli episodi finali avevo avuto una specie di blocco che mi impediva di concludere la storia.
      Per scriverlo mi sono basata quasi ed esclusivamente su luoghi, personaggi e tradizioni del mio paese, e questo si riaggancia alla tua osservazione. Hai assolutamente ragione quando parli del divario “poveri/ricchi” e delle reverenze che venivano riservate alle famiglie più influenti nella vita del paese.
      Qui nel mio paese era usanza che i rampolli (maschi e femmine) di queste famiglie seguissero i servi durante il lavoro per assicurarsi che nessuno di loro battesse la fiacca in assenza del padrone o della padrona. I rampolli maschi controllavano gli uomini durante il lavoro nei campi mentre le figlie femmine si occupavano di seguire le donne al lavatoio. Non so però se questo si facesse anche negli altri paesi o se fosse soltanto un’ odiosa precauzione posta in essere dalle famiglie “ricche” del mio paese. Purtroppo non ho avuto modo di confrontarmi con altre persone su questo aspetto.
      Mi farebbe davvero piacere leggere i tuoi lavori, appena il sito sarà pronto fammelo sapere! 🙂

  • Altro che sbalzi d’umore! Prima felicissima di ritrovare Agnese, un attimo dopo con gli occhi lucidi… Finale non buonista, il che mi piace!
    E’ stato davvero emozionante leggerti, e se ci sarà un’altra possibilità per Agnese e Giacomo, benvenga, ma purtroppo qui per il lettore è sempre meglio non affezionarsi troppo ai personaggi, dieci episodi sono così pochi… 🙂 .

    • Grazie a te Aspasia, per aver avuto la pazienza di leggere tutto il racconto sino all’ultimo episodio, mi ha fatto molto piacere 🙂
      Hai ragione tu, dieci episodi sono davvero pochi in tutti i sensi…Questo finale è stato molto combattuto, fino all’ultimo ero indecisa se lasciare aperta una porta per un eventuale seguito o chiudere il racconto…Proprio perché gli episodi sono solo dieci ho preferito chiudere così, ma non sono sicura di voler abbandonare i miei personaggi 😀

  • Una triste disfatta, accarezzata dal soffio dolce del Maestrale che, però, non riesce a lenire il dispiacere.

    Ci vuole coraggio a lasciare le cose spezzate, e tu l’hai avuto.
    A volte anche gli intrecci più meravigliosi si srotolano e declinano senza che li si possa fermare.

    Ho voluto e voglio bene ad Agnese come ad un’amica e, ora, soffro insieme a lei. E aggiungo la mia carezza a quella del Maestrale.

    • Marghe mi mancheranno i tuoi commenti, sono pura poesia…
      Mi dispiace solo di aver deluso tutti con questo finale… 🙁
      Però sai una cosa? Lo caricherò davvero il finale alternativo, perché sono commossa dall’affetto che provate nei confronti della mia piccola Agnese e voglio dare a lei e ad Antonio un’altra possibilità (e un seguito alla loro storia) 🙂

      • Ma noi (almeno, io no di certo) non siamo delusi! Siamo spiazzati, come sempre succede davanti ai momenti di tristezza cui non vorremmo andare incontro.

        Certo, sarò felice di leggere il finale alternativo, se ci sarà, ma solo perché sono egoista e voglio stare insieme ai nostri beniamini ancora un po’.

        Ma anche questo finale, così definitivo e triste, con l’indimenticabile carezza del Maestrale, rimane un finale notevole.

        Per i commenti, grazie, e non temere: non appena tornerai, ce ne saranno! Ti seguirò sempre molto volentieri. 🙂

        • Grazie mia cara, in effetti sono rimasta spiazzata anche io…. 🙂
          Finale a parte sono contenta che il racconto vi sia piaciuto, ho scritto qualcosa che a me piacerebbe leggere e mi sono un po’ buttata, infatti come ha ricordato locullo all’inizio ero molto preoccupata che venisse fuori un drammone storico pieno di luoghi comuni 🙂
          Il prossimo racconto sarà un giallo, spero davvero di non farvi annoiare 🙂

  • Mannaggia Queen, il finale mi è rimasto incastrato sulla bocca dello stomaco 🙂
    Mi è piaciuto tutto, ogni singolo capitolo, tu scrivi davvero davvero bene ma santo cielo una volta me lo vuoi dare un finale che non mi faccia scendere le lacrime?!! ahahahahahaha 😀
    Amica mia, ottimo lavoro come sempre 🙂

    • Avrei giurato che la tua scelta sarebbe ricaduta su Giacomo 🙂
      Hai ragione, siamo proprio vicinissimi alla fine…ma aspetta…uhmmm cosa?….Dalla regia mi stanno dicendo che nel fine settimana arriverà l’ultimo episodio (ti prego fai finta di non aver letto quest’ultima scemenza) 😉

      PS: Tranquilla,domani ho appuntamento dallo strizzacervelli… sento che stavolta la guarigione è a un passo 😉

    • Grazie Emmina! 😉
      E se magari fosse un rosa storico? Perché non credo di essere adatta per un rosa vero e proprio, anzi mi sa che sono proprio negata…Correrei il rischio di essere etichettata come quella che scrive solo racconti pallosi ( ah già è vero, forse lo sono già) 😀

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