Il soffio del Maestrale

Dove eravamo rimasti?

Da adesso in poi il racconto verrà ambientato nel 1850. Dove si svolgerà la prima scena? Nella piazza del paese (60%)

19 GENNAIO 1850Al calar del sole gli abitanti del paese si riunirono per rinnovare il voto a San Sebastiano, un rituale propiziatorio di purificazione e consacrazione destinato a garantire un’altra annata di salute e prosperità in quel fazzoletto di Campidano troppo a lungo dilaniato dalla peste e dalla malaria.
Il buio della notte era squarciato solamente dal bagliore dell’enorme falò eretto al centro della piazza; intorno al fuoco, uomini e donne indossavano con fierezza gli abiti della festa e ballavano in cerchio tenendosi per mano accompagnati dal suono acuto e ancestrale delle launeddas.
Don Giuseppe Satta, notaio appartenente alla piccola nobiltà del paese, e sua moglie donna Marianna, assistevano ai festeggiamenti sorseggiando il vino rosso offerto loro dal parroco Leonardo Delrio, desideroso di ringraziare colui che con la sua arte aveva permesso alla parrocchia di San Giorgio Martire di acquisire duecento ettari di vigneti e mandorleti grazie ai lasciti testamentari in favore della Causa Pia da lui stesso amministrata.
Poco più avanti, Agnese e Rosa, le due figlie di don Giuseppe, assistevano estasiate allo spettacolo che si svolgeva davanti ai loro occhi, desiderose di prendere parte a quel girotondo di balli e divertimenti.
Rosa, la più piccola tra le due, muoveva timidamente i piedi al ritmo lento e cadenzato della musica preoccupandosi di non essere vista dagli occhi scuri e severi del padre.
“Secondo te quando arriverà per noi il tempo di partecipare ai balli?” chiese Rosa stringendo forte la mano della sorella.
“Quando babbo vorrà, non avere fretta” rispose Agnese senza distogliere lo sguardo dai lampi di luce del falò, rapita da quello spettacolo naturale e al tempo stesso proibito, a lei del tutto inaccessibile.
“Magari potresti ballare affianco ad Antonio Corona, è un così bel giovanotto!” esclamò Rosa arrossendo.
“Morditi la lingua! Se ti sente babbo ti lascia tre giorni senza mangiare! Quella famiglia non la devi neppure nominare, hai capito?”
La famiglia Corona possedeva gran parte dei pascoli lungo il fiume, confinanti con i possedimenti dei Satta, e un cospicuo numero di uliveti ai piedi della collina calcarea che sovrastava il paese.
Antonio Corona, capo della Milizia Barracellare, era un giovane alto e moro, con due occhi neri come l’ossidiana e la spavalderia tipica dei giovani rampolli della nobiltà contadina. In passato si era distinto per aver difeso con ardore alcuni pastori dall’aggressione di briganti venuti dai territori dell’interno e da quel momento in poi venne considerato da tutti un giovane dall’animo forte e valoroso.
Suo padre, Pietro Corona, era membro del consiglio comunale e da tempo si contendeva con don Giuseppe la carica di sindaco, nonché la supremazia incontrastata sui territori lungo le rive del fiume.
Tra i due non correva buon sangue, al punto che in casa Satta non era ammesso neppure accennare ai membri della famiglia Corona senza incorrere in una severa punizione.
Ecco perché Agnese si preoccupava che la sorella tenesse a freno la lingua e la fantasia davanti a possibilità del tutto remote che avrebbero potuto involontariamente procurarle non poco dolore e sofferenza.
Non c’era del resto alcuna ragione per la quale Antonio Corona potesse interessarsi a lei. L’epidemia di malaria che dieci anni prima si era portata via il loro fratellino di appena tre anni e alla quale Agnese era sopravvissuta, aveva indebolito il suo corpo al punto da renderle faticoso anche solo passeggiare lungo i sentieri che portavano alla fonte sulla collina e le aveva regalato un colorito giallognolo e malsano difficile da mascherare.
Come poteva un giovanotto bello e forte ballare con una ragazza come lei?

Dove si svolgerà la scena iniziale del prossimo episodio?

  • In chiesa (17%)
    17
  • In casa Corona (44%)
    44
  • In casa Satta (39%)
    39
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352 Commenti

  • Ciao Queen,
    ho letto tutto d’un fiato questo bel racconto. Sai che io sono campidanese? Lo sei anche tu immagino 🙂
    Mi è piaciuto molto, le azioni sono chiare e ben descritte. Ho ritrovato, su certe inclinazioni dei dialoghi, la dura inflessione delle parole e delle frasi che io sento ogni giorno e ho sentito dai miei nonni in passato. L’unico cosa che forse non mi quadra molto è la vita dei protagonisti: a quanto sappia le figlie dei proprietari terrieri non avevano bisogno di andare a lavare i panni al lavatoio, ma venivano riverite in tutti i modi. I personaggi importanti del genere facevano il loro ingresso in paese mentre i paesani si inchinavano e inginocchiavano al loro passaggio, e questo succedeva anche negli anni ’40/50 del 900 🙁 avevano in mano la prosperità del paese, davano e prendevano a piacere i terreni che facevano lavorare ai poveracci. Ma per il resto è perfetto, ci ho ritrovato la storia e la “fisionomia dell’uomo sardo” se così si può dire 😉 Anche io scrissi alcuni racconti ambientati nella mia terra, racconti che furono pubblicati in antologia lo scorso anno. Quando finirò di preparare il mio sito te li sottoporrò, mi farebbe piacere che li leggessi 😉

    • Ciao Giorgia, sai che qualcosa mi aveva fatto capire che anche tu sei della mia zona? Il tuo cognome 😀
      Mi fa davvero piacere che il racconto ti sia piaciuto! Ci avevo messo davvero tanto impegno per scriverlo, talmente tanto che arrivata agli episodi finali avevo avuto una specie di blocco che mi impediva di concludere la storia.
      Per scriverlo mi sono basata quasi ed esclusivamente su luoghi, personaggi e tradizioni del mio paese, e questo si riaggancia alla tua osservazione. Hai assolutamente ragione quando parli del divario “poveri/ricchi” e delle reverenze che venivano riservate alle famiglie più influenti nella vita del paese.
      Qui nel mio paese era usanza che i rampolli (maschi e femmine) di queste famiglie seguissero i servi durante il lavoro per assicurarsi che nessuno di loro battesse la fiacca in assenza del padrone o della padrona. I rampolli maschi controllavano gli uomini durante il lavoro nei campi mentre le figlie femmine si occupavano di seguire le donne al lavatoio. Non so però se questo si facesse anche negli altri paesi o se fosse soltanto un’ odiosa precauzione posta in essere dalle famiglie “ricche” del mio paese. Purtroppo non ho avuto modo di confrontarmi con altre persone su questo aspetto.
      Mi farebbe davvero piacere leggere i tuoi lavori, appena il sito sarà pronto fammelo sapere! 🙂

  • Altro che sbalzi d’umore! Prima felicissima di ritrovare Agnese, un attimo dopo con gli occhi lucidi… Finale non buonista, il che mi piace!
    E’ stato davvero emozionante leggerti, e se ci sarà un’altra possibilità per Agnese e Giacomo, benvenga, ma purtroppo qui per il lettore è sempre meglio non affezionarsi troppo ai personaggi, dieci episodi sono così pochi… 🙂 .

    • Grazie a te Aspasia, per aver avuto la pazienza di leggere tutto il racconto sino all’ultimo episodio, mi ha fatto molto piacere 🙂
      Hai ragione tu, dieci episodi sono davvero pochi in tutti i sensi…Questo finale è stato molto combattuto, fino all’ultimo ero indecisa se lasciare aperta una porta per un eventuale seguito o chiudere il racconto…Proprio perché gli episodi sono solo dieci ho preferito chiudere così, ma non sono sicura di voler abbandonare i miei personaggi 😀

  • Una triste disfatta, accarezzata dal soffio dolce del Maestrale che, però, non riesce a lenire il dispiacere.

    Ci vuole coraggio a lasciare le cose spezzate, e tu l’hai avuto.
    A volte anche gli intrecci più meravigliosi si srotolano e declinano senza che li si possa fermare.

    Ho voluto e voglio bene ad Agnese come ad un’amica e, ora, soffro insieme a lei. E aggiungo la mia carezza a quella del Maestrale.

    • Marghe mi mancheranno i tuoi commenti, sono pura poesia…
      Mi dispiace solo di aver deluso tutti con questo finale… 🙁
      Però sai una cosa? Lo caricherò davvero il finale alternativo, perché sono commossa dall’affetto che provate nei confronti della mia piccola Agnese e voglio dare a lei e ad Antonio un’altra possibilità (e un seguito alla loro storia) 🙂

      • Ma noi (almeno, io no di certo) non siamo delusi! Siamo spiazzati, come sempre succede davanti ai momenti di tristezza cui non vorremmo andare incontro.

        Certo, sarò felice di leggere il finale alternativo, se ci sarà, ma solo perché sono egoista e voglio stare insieme ai nostri beniamini ancora un po’.

        Ma anche questo finale, così definitivo e triste, con l’indimenticabile carezza del Maestrale, rimane un finale notevole.

        Per i commenti, grazie, e non temere: non appena tornerai, ce ne saranno! Ti seguirò sempre molto volentieri. 🙂

        • Grazie mia cara, in effetti sono rimasta spiazzata anche io…. 🙂
          Finale a parte sono contenta che il racconto vi sia piaciuto, ho scritto qualcosa che a me piacerebbe leggere e mi sono un po’ buttata, infatti come ha ricordato locullo all’inizio ero molto preoccupata che venisse fuori un drammone storico pieno di luoghi comuni 🙂
          Il prossimo racconto sarà un giallo, spero davvero di non farvi annoiare 🙂

  • Mannaggia Queen, il finale mi è rimasto incastrato sulla bocca dello stomaco 🙂
    Mi è piaciuto tutto, ogni singolo capitolo, tu scrivi davvero davvero bene ma santo cielo una volta me lo vuoi dare un finale che non mi faccia scendere le lacrime?!! ahahahahahaha 😀
    Amica mia, ottimo lavoro come sempre 🙂

    • Avrei giurato che la tua scelta sarebbe ricaduta su Giacomo 🙂
      Hai ragione, siamo proprio vicinissimi alla fine…ma aspetta…uhmmm cosa?….Dalla regia mi stanno dicendo che nel fine settimana arriverà l’ultimo episodio (ti prego fai finta di non aver letto quest’ultima scemenza) 😉

      PS: Tranquilla,domani ho appuntamento dallo strizzacervelli… sento che stavolta la guarigione è a un passo 😉

    • Grazie Emmina! 😉
      E se magari fosse un rosa storico? Perché non credo di essere adatta per un rosa vero e proprio, anzi mi sa che sono proprio negata…Correrei il rischio di essere etichettata come quella che scrive solo racconti pallosi ( ah già è vero, forse lo sono già) 😀

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