Il soffio del Maestrale

Dove eravamo rimasti?

Nel prossimo episodio: Lo scontro tre i due capifamiglia (56%)

1 OTTOBRE 1850

Mancava poco all’inizio della riunione del Consiglio e Antonio Corona si guardava intorno con aria preoccupata.

Giuseppe Satta era arrivato con largo anticipo e aveva preso posto su una sedia posizionata in fondo alla grande sala. Lisciava nervosamente gli enormi baffi grigi mentre accanto a lui i consiglieri Manca e Carboni discutevano a bassa voce. 

Gli abitanti del paese iniziarono ad entrare e a sistemarsi accanto all’uscita, in attesa dell’arrivo del sindaco e degli altri consiglieri. Tutti si erano dati appuntamento quella mattina per assistere alla riunione che avrebbe segnato inevitabilmente il destino di due famiglie in lotta per il potere ormai da troppo tempo.

Appena il carretto di Pietro Corona imboccò la stretta stradina che portava al municipio, Antonio si alzò in piedi e gli corse incontro bloccando il cavallo.

“Babbo, siete sicuro di quello che state facendo? È una sciocchezza, non pensate alle conseguenze?”

“Lasciami passare, non sono questioni che ti riguardano. Sei solo un ragazzino, spostati e lasciami passare ti ho detto”.          

Antonio guardò suo padre con occhi pieni d’odio e disperazione e, spostandosi lentamente, lasciò il carretto libero di terminare la sua corsa.

Arrivato nel cortile antistante il municipio, Pietro Corona venne subito raggiunto da Efisio Perra e Costantino Deiana, amici fidati nonché membri più anziani del Consiglio, e insieme varcarono il portone della sala.

“Finalmente! Pensavo aveste cambiato idea” esclamò Giuseppe Satta vedendoli entrare.

“Buongiorno don Giuseppe, come sta la vostra signora? A giudicare dalla polvere sui vostri stivali non siete più in grado di tenerla mansueta come una volta, non è vero?”

La battuta provocò qualche risata che venne subito sovrastata dal suono delle campane della chiesa di San Giorgio. Il sindaco tirò fuori il suo orologio da taschino e sospirò preoccupato. Erano le undici in punto, la riunione poteva cominciare.

Pietro Corona e i suoi uomini si sistemarono accanto alla finestra.

“Signor sindaco, se mi è permesso vorrei dire due parole prima di inziare” esordì il Satta.

Il sindaco annuì e Giuseppe Satta si alzò in piedi, tenendo ben stretto nella mano destra il suo bastone da passeggio.

“Signori, vorrei chiedere a ciascuno di voi, onesti abitanti di questo paese, di pensare a cosa io e la mia famiglia abbiamo fatto per questa comunità.”

“Non siamo venuti qui a perdere tempo! Vogliamo sapere quello di cui siete accusato!” urlò qualcuno accanto al portone.

“Lasciate almeno che vi dica quanto mi stiano a cuore i vostri problemi” rispose Giuseppe Satta.

“Fate parlare Pietro Corona!” si sentì gridare fuori dalla finestra.

Nella sala tutti iniziarono a discutere in tono concitato. Don Giuseppe strinse il suo bastone talmente forte che qualche scheggia di legno gli si conficcò nel palmo della mano e, con il viso segnato dalla rabbia per non essere riuscito a concludere il suo intervento, tornò a sedersi.

Pietro Corona avanzò al centro della sala acclamato dalla folla riunita fuori dal municipio e schiarendosi la voce iniziò a parlare.

“Miei cari signori, tutti voi siete a conoscenza della citazione che io e gli onesti consiglieri Perra e Deiana abbiamo ricevuto nel giorno delle celebrazioni per il Santo Patrono. Dopo un simile affronto è  arrivato il momento di farvi sapere cosa abbiamo scoperto sulla famiglia Satta.”

“Sentiamo cosa siete stato capace di inventare” replicò don Giuseppe con aria di sfida.

“Da circa due anni siamo a conoscenza delle strane visite notturne in casa Satta. Ospiti che arrivano nel cuore della notte e ripartono prima dell’alba.”

“Si! Lo abbiamo notato tutti!” gridò Costantino Deiana.

“Uomini impossibilitati a viaggiare alla luce del sole perché di dubbia reputazione. Delinquenti, galeotti evasi dalle carceri di Cagliari, che in cambio di un rifugio sicuro dove passare la notte donano al padrone di casa capi di bestiame e altri beni sottratti a oneste persone come noi durante la fuga verso le montagne” proseguì il Corona.

Subito si levò un coro di disapprovazione e Giuseppe Satta si alzò in piedi agitando il bastone contro il suo avversario.

“Come osate infangare in questo modo il mio nome? Voi, che non siete altro che un miserabile proprietario di porci! Come osate?” urlò.

“In questo modo siete riuscito a mettere da parte un bel gruzzoletto per la dote delle vostre figlie, non è vero don Giuseppe?” aggiunse il consigliere Perra.

“Don Giuseppe, davanti a simile accuse siamo costretti ad estromettervi da questo Consiglio fino a quando non verrà fatta chiarezza sulla faccenda” affermò il sindaco.

Giuseppe Satta continuò ad agitare il suo bastone in aria per qualche minuto e ad inveire contro Pietro Corona, poi si guardò attorno furioso e fece cenno ai consiglieri Manca e Carboni di alzarsi. I tre uomini si fecero largo tra la folla e si allontanarono dal municipio.

“Me la pagherete Pietro Corona, quant’ è vero Iddio me la pagherete”.

Ambientazione del prossimo episodio

  • Il pascolo (60%)
    60
  • La collina (10%)
    10
  • Il fiume (30%)
    30
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352 Commenti

  • Ciao Queen,
    ho letto tutto d’un fiato questo bel racconto. Sai che io sono campidanese? Lo sei anche tu immagino 🙂
    Mi è piaciuto molto, le azioni sono chiare e ben descritte. Ho ritrovato, su certe inclinazioni dei dialoghi, la dura inflessione delle parole e delle frasi che io sento ogni giorno e ho sentito dai miei nonni in passato. L’unico cosa che forse non mi quadra molto è la vita dei protagonisti: a quanto sappia le figlie dei proprietari terrieri non avevano bisogno di andare a lavare i panni al lavatoio, ma venivano riverite in tutti i modi. I personaggi importanti del genere facevano il loro ingresso in paese mentre i paesani si inchinavano e inginocchiavano al loro passaggio, e questo succedeva anche negli anni ’40/50 del 900 🙁 avevano in mano la prosperità del paese, davano e prendevano a piacere i terreni che facevano lavorare ai poveracci. Ma per il resto è perfetto, ci ho ritrovato la storia e la “fisionomia dell’uomo sardo” se così si può dire 😉 Anche io scrissi alcuni racconti ambientati nella mia terra, racconti che furono pubblicati in antologia lo scorso anno. Quando finirò di preparare il mio sito te li sottoporrò, mi farebbe piacere che li leggessi 😉

    • Ciao Giorgia, sai che qualcosa mi aveva fatto capire che anche tu sei della mia zona? Il tuo cognome 😀
      Mi fa davvero piacere che il racconto ti sia piaciuto! Ci avevo messo davvero tanto impegno per scriverlo, talmente tanto che arrivata agli episodi finali avevo avuto una specie di blocco che mi impediva di concludere la storia.
      Per scriverlo mi sono basata quasi ed esclusivamente su luoghi, personaggi e tradizioni del mio paese, e questo si riaggancia alla tua osservazione. Hai assolutamente ragione quando parli del divario “poveri/ricchi” e delle reverenze che venivano riservate alle famiglie più influenti nella vita del paese.
      Qui nel mio paese era usanza che i rampolli (maschi e femmine) di queste famiglie seguissero i servi durante il lavoro per assicurarsi che nessuno di loro battesse la fiacca in assenza del padrone o della padrona. I rampolli maschi controllavano gli uomini durante il lavoro nei campi mentre le figlie femmine si occupavano di seguire le donne al lavatoio. Non so però se questo si facesse anche negli altri paesi o se fosse soltanto un’ odiosa precauzione posta in essere dalle famiglie “ricche” del mio paese. Purtroppo non ho avuto modo di confrontarmi con altre persone su questo aspetto.
      Mi farebbe davvero piacere leggere i tuoi lavori, appena il sito sarà pronto fammelo sapere! 🙂

  • Altro che sbalzi d’umore! Prima felicissima di ritrovare Agnese, un attimo dopo con gli occhi lucidi… Finale non buonista, il che mi piace!
    E’ stato davvero emozionante leggerti, e se ci sarà un’altra possibilità per Agnese e Giacomo, benvenga, ma purtroppo qui per il lettore è sempre meglio non affezionarsi troppo ai personaggi, dieci episodi sono così pochi… 🙂 .

    • Grazie a te Aspasia, per aver avuto la pazienza di leggere tutto il racconto sino all’ultimo episodio, mi ha fatto molto piacere 🙂
      Hai ragione tu, dieci episodi sono davvero pochi in tutti i sensi…Questo finale è stato molto combattuto, fino all’ultimo ero indecisa se lasciare aperta una porta per un eventuale seguito o chiudere il racconto…Proprio perché gli episodi sono solo dieci ho preferito chiudere così, ma non sono sicura di voler abbandonare i miei personaggi 😀

  • Una triste disfatta, accarezzata dal soffio dolce del Maestrale che, però, non riesce a lenire il dispiacere.

    Ci vuole coraggio a lasciare le cose spezzate, e tu l’hai avuto.
    A volte anche gli intrecci più meravigliosi si srotolano e declinano senza che li si possa fermare.

    Ho voluto e voglio bene ad Agnese come ad un’amica e, ora, soffro insieme a lei. E aggiungo la mia carezza a quella del Maestrale.

    • Marghe mi mancheranno i tuoi commenti, sono pura poesia…
      Mi dispiace solo di aver deluso tutti con questo finale… 🙁
      Però sai una cosa? Lo caricherò davvero il finale alternativo, perché sono commossa dall’affetto che provate nei confronti della mia piccola Agnese e voglio dare a lei e ad Antonio un’altra possibilità (e un seguito alla loro storia) 🙂

      • Ma noi (almeno, io no di certo) non siamo delusi! Siamo spiazzati, come sempre succede davanti ai momenti di tristezza cui non vorremmo andare incontro.

        Certo, sarò felice di leggere il finale alternativo, se ci sarà, ma solo perché sono egoista e voglio stare insieme ai nostri beniamini ancora un po’.

        Ma anche questo finale, così definitivo e triste, con l’indimenticabile carezza del Maestrale, rimane un finale notevole.

        Per i commenti, grazie, e non temere: non appena tornerai, ce ne saranno! Ti seguirò sempre molto volentieri. 🙂

        • Grazie mia cara, in effetti sono rimasta spiazzata anche io…. 🙂
          Finale a parte sono contenta che il racconto vi sia piaciuto, ho scritto qualcosa che a me piacerebbe leggere e mi sono un po’ buttata, infatti come ha ricordato locullo all’inizio ero molto preoccupata che venisse fuori un drammone storico pieno di luoghi comuni 🙂
          Il prossimo racconto sarà un giallo, spero davvero di non farvi annoiare 🙂

  • Mannaggia Queen, il finale mi è rimasto incastrato sulla bocca dello stomaco 🙂
    Mi è piaciuto tutto, ogni singolo capitolo, tu scrivi davvero davvero bene ma santo cielo una volta me lo vuoi dare un finale che non mi faccia scendere le lacrime?!! ahahahahahaha 😀
    Amica mia, ottimo lavoro come sempre 🙂

    • Avrei giurato che la tua scelta sarebbe ricaduta su Giacomo 🙂
      Hai ragione, siamo proprio vicinissimi alla fine…ma aspetta…uhmmm cosa?….Dalla regia mi stanno dicendo che nel fine settimana arriverà l’ultimo episodio (ti prego fai finta di non aver letto quest’ultima scemenza) 😉

      PS: Tranquilla,domani ho appuntamento dallo strizzacervelli… sento che stavolta la guarigione è a un passo 😉

    • Grazie Emmina! 😉
      E se magari fosse un rosa storico? Perché non credo di essere adatta per un rosa vero e proprio, anzi mi sa che sono proprio negata…Correrei il rischio di essere etichettata come quella che scrive solo racconti pallosi ( ah già è vero, forse lo sono già) 😀

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