Il soffio del Maestrale

Dove eravamo rimasti?

Quale personaggio volete conoscere nel prossimo episodio? Il parroco (67%)

5 APRILE 1850Padre Leonardo Delrio era rimasto seduto dentro il piccolo confessionale quasi tutto il pomeriggio, dispensando assoluzioni alle anime che si presentavano per l’espiazione dei peccati. Aveva sempre preso il suo sacerdozio molto seriamente ma qualcosa negli ultimi tempi lo preoccupava al punto da non riuscire più a dormire la notte.
In attesa di ricevere altre confessioni decise di aprire la Bibbia per cercare un po’ di conforto nella parola di Dio. La sua lettura venne presto interrotta dallo scricchiolìo del vecchio inginocchiatoio; aprì lo sportellino e oltre la grata di ferro vide una giovane donna che, in lacrime, si faceva il segno della croce.
“Mi perdoni padre perché ho peccato” bisbigliò la giovane.
Padre Leonardo riconobbe subito la voce di Agnese Satta.
“Figliuola, hai già ottenuto l’assoluzione questa settimana. Cosa ti ha spinto a tornare?” chiese il parroco chiudendo la Bibbia.
“Ho commesso un grave peccato. Custodisco dentro di me un segreto insopportabile. Se babbo lo scoprisse non oso pensare cosa potrebbe succedere” proseguì Agnese.
“Calmati adesso, e raccontami cosa è successo di tanto grave.”
“Voi conoscete Antonio Corona, non è vero? Due mesi fa l’ho incontrato alla chiesetta sul fiume, e da quel momento sono tornata lì ogni sera nella speranza di rivederlo. Cosa c’è in me che non va padre? “ chiese la ragazza con la voce rotta dal pianto.
“Mia piccola Agnese, perché sei convinta che qualcosa non vada in te? Hai forse avuto dei pensieri…ehm…impuri su questo giovane?” chiese il parroco con tono inquisitorio.
“Dio non voglia!” esclamò la giovane.
“E allora cosa ti preoccupa?”
“A casa non possiamo neanche nominare la famiglia Corona. L’ultima volta che Rosa l’ha fatto, babbo l’ha lasciata due giorni senza mangiare. Ma io non riesco a togliermelo dalla testa, ogni sera torno alla chiesetta nella speranza di vederlo” proseguì Agnese singhiozzando.
“Figliuola, andare contro il volere di un padre o di una madre è come andare contro il volere di Dio.”
Il parroco si raddrizzò sullo sgabello e proseguì.
“L’unica cosa che puoi fare è pregare. Prega il Signore perché ti faccia tornare sulla retta via e sistemi le cose. Abbi fede, e vedrai che andrà meglio . Ora ti assolvo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Mi raccomando, uscita di qui torna subito a casa.”
Agnese si fece il segno della croce, fissò spaventata il crocifisso di legno posizionato sopra la grata di ferro che la divideva da don Leonardo e si alzò in piedi barcollando, provata dal pianto e con le ginocchia doloranti.
Mentre camminava a passo spedito verso casa continuò a pensare alle parole che il vecchio parroco aveva tuonato durante la confessione.
Non riusciva a darsi pace per aver permesso ad un Corona di insinuarsi tra i suoi pensieri al punto da mettere in discussione la volontà di suo padre, un padre che mai le aveva fatto mancare il cibo sulla tavola e al quale sarebbe dovuta andare la sua più completa devozione.
Con gli occhi ancora gonfi corse al pozzo, si sciaquò il viso con l’acqua fredda e raggiunse sua sorella Rosa in cucina, giusto in tempo per aiutare sua madre a preparare la cena.
Pochi minuti più tardi Giuseppe Satta entrò in casa seguito da tre forestieri dallo sguardo attento e diffidente, avvolti in lunghi mantelli neri di lana per difendersi dal freddo.
Donna Marianna si schiarì la voce, evidentemente infastidita da quella visita e, trattenendo la rabbia, accolse gli ospiti.
“Benvenuti, potete sistemarvi nella stalla” disse sforzandosi di essere gentile.
Si voltò a guardare il marito. Non era la prima volta che in casa Satta si ricevevano visite inaspettate a quell’ora tarda e tutti sapevano bene che quella non sarebbe stata l’ultima.
L’uomo la fissò con sguardo freddo e impassibile e voltandosi per accompagnare gli ospiti esclamò:
“Bene signori, adesso parliamo di affari.”

Nel prossimo episodio...

  • Conosceremo l'identità dei tre forestieri ospiti in casa Satta (44%)
    44
  • Capiremo cosa turba il parroco (50%)
    50
  • Qualcuno scoprirà il segreto di Agnese (6%)
    6
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352 Commenti

  • Ciao Queen,
    ho letto tutto d’un fiato questo bel racconto. Sai che io sono campidanese? Lo sei anche tu immagino 🙂
    Mi è piaciuto molto, le azioni sono chiare e ben descritte. Ho ritrovato, su certe inclinazioni dei dialoghi, la dura inflessione delle parole e delle frasi che io sento ogni giorno e ho sentito dai miei nonni in passato. L’unico cosa che forse non mi quadra molto è la vita dei protagonisti: a quanto sappia le figlie dei proprietari terrieri non avevano bisogno di andare a lavare i panni al lavatoio, ma venivano riverite in tutti i modi. I personaggi importanti del genere facevano il loro ingresso in paese mentre i paesani si inchinavano e inginocchiavano al loro passaggio, e questo succedeva anche negli anni ’40/50 del 900 🙁 avevano in mano la prosperità del paese, davano e prendevano a piacere i terreni che facevano lavorare ai poveracci. Ma per il resto è perfetto, ci ho ritrovato la storia e la “fisionomia dell’uomo sardo” se così si può dire 😉 Anche io scrissi alcuni racconti ambientati nella mia terra, racconti che furono pubblicati in antologia lo scorso anno. Quando finirò di preparare il mio sito te li sottoporrò, mi farebbe piacere che li leggessi 😉

    • Ciao Giorgia, sai che qualcosa mi aveva fatto capire che anche tu sei della mia zona? Il tuo cognome 😀
      Mi fa davvero piacere che il racconto ti sia piaciuto! Ci avevo messo davvero tanto impegno per scriverlo, talmente tanto che arrivata agli episodi finali avevo avuto una specie di blocco che mi impediva di concludere la storia.
      Per scriverlo mi sono basata quasi ed esclusivamente su luoghi, personaggi e tradizioni del mio paese, e questo si riaggancia alla tua osservazione. Hai assolutamente ragione quando parli del divario “poveri/ricchi” e delle reverenze che venivano riservate alle famiglie più influenti nella vita del paese.
      Qui nel mio paese era usanza che i rampolli (maschi e femmine) di queste famiglie seguissero i servi durante il lavoro per assicurarsi che nessuno di loro battesse la fiacca in assenza del padrone o della padrona. I rampolli maschi controllavano gli uomini durante il lavoro nei campi mentre le figlie femmine si occupavano di seguire le donne al lavatoio. Non so però se questo si facesse anche negli altri paesi o se fosse soltanto un’ odiosa precauzione posta in essere dalle famiglie “ricche” del mio paese. Purtroppo non ho avuto modo di confrontarmi con altre persone su questo aspetto.
      Mi farebbe davvero piacere leggere i tuoi lavori, appena il sito sarà pronto fammelo sapere! 🙂

  • Altro che sbalzi d’umore! Prima felicissima di ritrovare Agnese, un attimo dopo con gli occhi lucidi… Finale non buonista, il che mi piace!
    E’ stato davvero emozionante leggerti, e se ci sarà un’altra possibilità per Agnese e Giacomo, benvenga, ma purtroppo qui per il lettore è sempre meglio non affezionarsi troppo ai personaggi, dieci episodi sono così pochi… 🙂 .

    • Grazie a te Aspasia, per aver avuto la pazienza di leggere tutto il racconto sino all’ultimo episodio, mi ha fatto molto piacere 🙂
      Hai ragione tu, dieci episodi sono davvero pochi in tutti i sensi…Questo finale è stato molto combattuto, fino all’ultimo ero indecisa se lasciare aperta una porta per un eventuale seguito o chiudere il racconto…Proprio perché gli episodi sono solo dieci ho preferito chiudere così, ma non sono sicura di voler abbandonare i miei personaggi 😀

  • Una triste disfatta, accarezzata dal soffio dolce del Maestrale che, però, non riesce a lenire il dispiacere.

    Ci vuole coraggio a lasciare le cose spezzate, e tu l’hai avuto.
    A volte anche gli intrecci più meravigliosi si srotolano e declinano senza che li si possa fermare.

    Ho voluto e voglio bene ad Agnese come ad un’amica e, ora, soffro insieme a lei. E aggiungo la mia carezza a quella del Maestrale.

    • Marghe mi mancheranno i tuoi commenti, sono pura poesia…
      Mi dispiace solo di aver deluso tutti con questo finale… 🙁
      Però sai una cosa? Lo caricherò davvero il finale alternativo, perché sono commossa dall’affetto che provate nei confronti della mia piccola Agnese e voglio dare a lei e ad Antonio un’altra possibilità (e un seguito alla loro storia) 🙂

      • Ma noi (almeno, io no di certo) non siamo delusi! Siamo spiazzati, come sempre succede davanti ai momenti di tristezza cui non vorremmo andare incontro.

        Certo, sarò felice di leggere il finale alternativo, se ci sarà, ma solo perché sono egoista e voglio stare insieme ai nostri beniamini ancora un po’.

        Ma anche questo finale, così definitivo e triste, con l’indimenticabile carezza del Maestrale, rimane un finale notevole.

        Per i commenti, grazie, e non temere: non appena tornerai, ce ne saranno! Ti seguirò sempre molto volentieri. 🙂

        • Grazie mia cara, in effetti sono rimasta spiazzata anche io…. 🙂
          Finale a parte sono contenta che il racconto vi sia piaciuto, ho scritto qualcosa che a me piacerebbe leggere e mi sono un po’ buttata, infatti come ha ricordato locullo all’inizio ero molto preoccupata che venisse fuori un drammone storico pieno di luoghi comuni 🙂
          Il prossimo racconto sarà un giallo, spero davvero di non farvi annoiare 🙂

  • Mannaggia Queen, il finale mi è rimasto incastrato sulla bocca dello stomaco 🙂
    Mi è piaciuto tutto, ogni singolo capitolo, tu scrivi davvero davvero bene ma santo cielo una volta me lo vuoi dare un finale che non mi faccia scendere le lacrime?!! ahahahahahaha 😀
    Amica mia, ottimo lavoro come sempre 🙂

    • Avrei giurato che la tua scelta sarebbe ricaduta su Giacomo 🙂
      Hai ragione, siamo proprio vicinissimi alla fine…ma aspetta…uhmmm cosa?….Dalla regia mi stanno dicendo che nel fine settimana arriverà l’ultimo episodio (ti prego fai finta di non aver letto quest’ultima scemenza) 😉

      PS: Tranquilla,domani ho appuntamento dallo strizzacervelli… sento che stavolta la guarigione è a un passo 😉

    • Grazie Emmina! 😉
      E se magari fosse un rosa storico? Perché non credo di essere adatta per un rosa vero e proprio, anzi mi sa che sono proprio negata…Correrei il rischio di essere etichettata come quella che scrive solo racconti pallosi ( ah già è vero, forse lo sono già) 😀

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