Io sono…

Dove eravamo rimasti?

Cosa ha visto Robby di così importante da farlo addirittura sussultare? Due occhi che lo fissano. (71%)

Quarto Capitolo

Robby dopo aver urlato dallo spavento rimane lì impalato con tutti i muscoli del corpo bloccati; poi indietreggia di qualche passo, e senza nemmeno rendersene conto, si ritrova col sedere per terra. Ketty appena lo vede terrorizzato si precipita da lui preoccupata per le sue condizioni.

“Va tutto bene? Che succede?” chiede lei.

“Gu… Guarda là. C… Ci… sono due occhi rossi che ci… fissano”. Balbetta lui indicando col dito un punto.

Ketty presa dalla curiosità, si volta verso il cespuglio e puntando il suo illuminattutto in quella direzione domanda: “Ehi chi sei? Esci fuori da lì”. Infine fa qualche passo in avanti e attende pazientemente una risposta.

D’improvviso tutto sembra tornato alla normalità. Oltre il cespuglio non nota più niente di strano. Quel misterioso essere sembra sparito nel nulla. Per sicurezza Ketty tiene comunque puntato il suo illuminattutto da quella parte. D’un tratto, però, si ritrova faccia a faccia ad un robot alto quasi due metri. Oltre alla sua notevole stazza la cosa più particolare sono sicuramente i suoi occhi: le pupille sono di un rosso fuoco poco piacevoli da vedere; mentre la sua fisionomia e simile a quella umana ma costruito con gli stessi materiali di un qualsiasi robot: infatti ha una corazza blu scuro mettalizzata che risplende a contatto con la luce.

Il robot li osserva entrambi e sospira con voce fluida e maschile: “ciao”.

Ketty inzialmente si spaventa ma in un secondo momento, al contrario di Robby, seppur ancora lievemente impaurita rimane lo stesso sui suoi passi; e, pian piano, un passo dopo l’altro, le va incontro replicando: “ciao, io mi chiamo Ketty e lui è Robby”.

“No, ketty. Torna indietro”. Dice Robby da lontano.

“Ciao, io sono Adam 14”. Gli risponde il robot.

“Sei un robot!  Vero?”

“Sì. E voi cosa siete?”

Ketty rimane un po’ perplessa a questa domanda ma continua ad assecondarlo: “siamo umani fatti di carne e ossa”.

“Avete dei fili che escono dalla testa. E la vostra corazza è strana.”

“Questi sono capelli. E questi sono vestiti. Servono per coprire il nostro corpo”. Le spiega Ketty. Per entrare meglio in contatto con lui Ketty coraggiosamente allunga una mano e la appoggia sul suo petto: “ma questo è un battito!” Esclama. “Robby vieni qui. Avvicinati. Non aver paura”.

Robby si alza molto lentamente da terra ma rimane dov’è.

 Il robot la guarda e un po’ imbarazzato dice: “è il TUM-TUM di Adam 14”.

“Così lo chiamate voi. Noi lo chiamiamo cuore”. Si volta dalla parte di Robby e dice: “Non è meraviglioso. Hai mai visto una cosa del genere?”

“No ma…” Non termina la frase perché girando leggermente la testa ne vede arrivare un altro da dietro gli alberi.

 

***

 

No. è impossibile! Il mio informatore dev’essersi sbagliato sull’ora. Pensa nervosamente Patrick. Poi insieme a Jimmy si mettono in un angolino e aspettano lì con ansia.

Tommy, intanto, sta per scendere in cantina, ma d’un tratto Olga lo chiama dalla camera da letto. Lui, con un’aria scocciata, va subito da lei per vedere di cosa avesse bisogno.

Da sotto, Patrick fa un lungo sospiro di sollievo e rivolgendosi a Jimmy dice: “ci è andata bene. Per un pelo ci scopriva!”

Jimmy si muove velocemente in direzione della porta ma Patrick lo ferma sussurando: “aspetta, sta per tornare. E poi voglio scoprire la verità. Nascondiamoci da qualche parte”.

“Sì ma…”

“Non ti preoccupare”. Solo ora Patrick si rende conto che dietro lo scaffale c’è un angolino adatto per potersi nascondere.

“Vieni con me”.

Si dirige velocemente  verso quell’angolo e indicandolo dice: “mettiamoci qui.”. Solo adesso si accorge che a terra c’è un telo abbastanza grande da poterci stare anche in tre. “Ho un’idea. Mettiamoci sotto questo telo”.

Jimmy acconsente. Patrick avvicina la mano al muro per spegnere la luce, poi, entrambi si nascondono lì sotto prima dell’arrivo di Tommy.

Dopo un po’ si sentono i passi di Tommy mentre scende gli scalini. Dopodiché lo vedono camminare  e mettere sugli scatoloni una strana cintura con dei pulsanti sulla fibbia e infine risalire di sopra.

“Che cos’è?” si domanda Jimmy a voce alta.

“Shhh. Piano. Andiamo a vedere”.

Patrick si scopre e incuriosito va immediatamente a darle un’occhiata. “Cos’è! Non l’ho mai vista! Non è una delle nostre invenzioni”.

Jimmy è dietro di lui ma tra i due è il primo a prenderla in mano. “Bello. Proviamola”. Preme un pulsante che lo teletrasporta dall’altra parte della stanza. “Wow, megaspaziale.” Poi lo ripreme ancora e si ritrova in un altro punto. Fa così per altre due o tre volte senza fermarsi.

Patrick stufo di vederlo comparire da un angolo all’altro della cantina, incurante di ogni pericolo, sospira: “la vuoi smettere di giocare. Famela vedere un’attimo”.

Jimmy un po’ pentito la consegna a Patrick che la scrutta attentamente. “Questa è la nostra prova. Deve aver usato questa cintura del teletrasporto per vincere la gara”.

Cosa succederà nel prossimo episodio?

  • Patrick va a dire tutto a Sonny ma vengono entrambi sorpresi in giardino. (75%)
    75
  • Vengono sorpresi da Tommy e Olga in cantina. (8%)
    8
  • Patrick va da Tommy a rinfacciargli tutto. (17%)
    17
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275 Commenti

  • Un lieto fine, questa si’ che mi piace ^^ Non e’ perfettamente lieto ma comunque si poteva accadere di peggio ^^”
    Anche se non sono una fan dei robot e del mondo meccanico, direi che questa storia mi ha catturato sin dall’inzio fino alla fine, complimenti!! Sinceramente mi manchera’ un po’ questa storia ^^”
    Beh non resta altro che aspettare cosa avrai in mente per la prossima storia 😀 Aspettero’ il nuovo capolavoro sfornato dalle tue mani ^^

    • Ciao. 🙂 Grazie Alexa di avermi seguito dall’inizio alla fine. 🙂 Devo dirti che neanche io sono uno fan di questo genere però per l’idea che avevo andava bene questo tipo di storia. Per quello ho scelto di scrivere un fantascienza e di metterci la cibernetica in mezzo. Son felice che ti sia piaciuta. E’ la prima volta che tratto questo tema quindi in un racconto. Ci sentiamo. Alla prossima storia. 🙂

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