LA STANZA DEI GIRASOLI

Dove eravamo rimasti?

Domenica pomeriggio. Chi parla con chi nella casa di Alice? Roberto (l’altro coinquilino) e Alice. (39%)

Otto.La testa di Alice pesava come un macigno, mille i pensieri, mille le ipotesi. La sua mente che razionalizzava descriveva una linea dritta e orizzontale, il corpo, il petto, il cuore, la pancia ne emettevano una che si lanciava dapprima verso l’alto e poi si buttava a capofitto esplodendo sul pavimento, creando uno spaventoso grafico d’ansia.
Era sveglia da 3 ore ormai, ma non era riuscita né a fare colazione, né a decidere cosa mettersi (per stare in casa), né a godersi la domenica. Era in stato confusionale. E in tutto questo lo sentiva fischiettare in cucina mentre si preparava la pasta.
Ancora non riusciva a credere che le cose potessero avere preso quella piega inaspettata. Provava a scorrere nella mente quello che era successo senza arrivare a nessuna spiegazione per quella conclusione ignobile.
I maledetti girasoli nel loro bel vaso di ceramica verde, la guardavano sornioni, come se essi sapessero la risposta all’impossibile quesito.
Ripensò a quando avevano risalito con la bicicletta la strada che li conduceva verso casa, pensò al cuore che le batteva come una bomba, a quel turbine che la scuoteva, allo stordimento dato dal desiderio di conoscere il suo corpo, sino all’incontro con la voragine che aveva messo fine alla serata.

Legata la bici, lui era sempre sorridente e coinvolto negli slanci amorevoli di lei, ma dopo le scale e una volta entrati nella piccola cucina, le fece capire che si sarebbero salutati lì. Lei credeva che scherzasse, ma poi lui si fece serio, spiegò che sarebbe stato meglio così e la porta semplicemente si chiuse.
Capì di essersi lasciata andare come non le capitava da tempo, ma si era esposta troppo e ora lui era in una situazione di superiorità emotiva e decisionale.
Alice se ne andò in camera sua sbattendo la porta così forte che i muri tremarono. Un tonfo glaciale nella calda notte estiva, cui non fece sèguito un ritorno in scena di lui che si mise invece, probabilmente, a dormire.

E ora stava tagliando i pomodorini per farci la pasta. Fischiando. Alice aspettava quantomeno che andasse a cercarla per parlarle, ma niente. Fischiava. E lei, era deciso, non si sarebbe affatto mossa.
Fu allora che sentì Roberto uscire dalla stanza ed entrare in cucina. Doveva essere di ottimo umore perché rideva e chiacchierava con Giovanni, che contraccambiava. Un minuto dopo anche Alice era in cucina.
“Ciao ragazzi!”
“Alice, che bel pigiama!”
“Già, di gran classe, vero?”
“Come va tutto, bene?”
“Sì, sì, mi dedico ad un po’ di sano bradipismo domenicale..”
Solo Alice e Roberto parlavano, Giovanni annuiva appena. Lei si accertò di sottecchi della sua espressione senza farsi vedere da Roberto che nel frattempo stava mettendo nello zaino delle cose prese dal frigo.
“Se non siete troppo bradiposi, io sto andando ad un pic nic con degli amici a Villa Ada, se vi va potete unirvi…”
Giovanni declinò lamentandosi del caldo, mentre Alice che cercava nella sua mente provata la risposta perfetta a quella situazione precaria neanche si accorse di come stava guardando Giovanni.
Poi, sicura e decisa si girò verso Roberto e sorridendo aderì alla “simpatica iniziativa”, la definì proprio così.
“Tra quanto parti? Ce la faccio a farmi una doccia veloce?”
“Si, prima che il sole tramonti però! Sai, conosco i tuoi tempi…”
In fretta e furia Alice si preparò, contenta di non dover restare a rimuginare tutto il giorno, ma quando arrivò al rimmel,iniziò a pentirsi della scelta. Tuttavia era decisa ad andare.
Uscì dal bagno urlando che aveva quasi finito, la cucina era vuota e lui stava già mangiando con la porta socchiusa. Che tipo!
Avrebbe voluto ignorarlo completamente, ma non ce la fece. Così bussò alla sua porta. “Se in caso cambi idea puoi sempre raggiungerci dopo…”
Lui sorrise ironicamente e ringraziò.
La delusione di Alice si sfogliava pagina su pagina nel suo petto di cartapesta. Era certa che le avrebbe fato gesto o segno di restare, una qualsiasi cosa in codice, una mimica. E invece, solo rimase, quello sterile sorriso.

Proiettatevi. Dove vorreste essere?

  • Al post pic nic. (25%)
    25
  • A Villa Ada, durante il pic nic. (25%)
    25
  • Nella stanza di Giovanni. (50%)
    50
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150 Commenti

  • Amaranta, non smetto di leggere..è come una droga..non riesco a non farne a meno!
    Sei bravissima, continua così!! E anche se le persone criticano il tuo modo di scrivere non ascoltarle! Difendi sempre le tue parole, le tue idee..non perchè siano giuste ma perchè sono tue.
    Complimenti!!

  • Sorry per il ritardo!! Per fortuna sono arrivata in tempo prima del nuovo episodio…Anch’io voto per Roberto che potrebbe dirci qualcosa in più su questo Giovanni, (che in fondo in fondo non mi convince)…A presto!!!

  • Più vado avanti a leggerlo più mi emoziono, sembra che la protagonista sia io, prende tantissimo. Sei stata bravissima fino ad adesso! Continua così Amaranta e deliziaci con i tuoi racconti.
    Un bacio,
    Charol.

  • Dai, vediamo la ex che combina, cosa ci racconta.
    “quella che prima era la cucina ed ora invece era uno spazio d’incertezza fatto solo delle loro parole”, questo passaggio qui mi è piaciuto tantissimo, così come la conclusione del capitolo, con quei due che, prima di salutarsi, se ne stanno sulla terrazza a chiacchierare fino alle 2. Bello.

    D.

  • Mi piace quando esce e respira e cerca sollievo nelle persone che incontra, la estenderei questa parte per quanto mi vien voglia di approfondirla.
    La storia si fa molto interessante, la dimensione coinquilini, la camera scelta a scatola chiusa con i girasoli appassiti e i riferimenti alle serie tv.
    Ti seguo ancora e con piacere 😉

    Ho votato per il vecchio amico romano. Magari ci si potrà rivedere.

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