Dieci rintocchi

Dove eravamo rimasti?

Maris incontra Anais La spia di nascosto (43%)

Rivedersi

Maris tornò in albergo. Chiuse le imposte senza ammirare la distesa di tetti color mattone e la cattedrale che svettava sullo sfondo.

Accese il portatile e digitò la password.

Aveva un nome e una data, non aveva altro. La data era il giorno del compleanno di Anais, il 13 Dicembre e Carlo Santini era suo marito.

Cercò tra le notizie riservate del dipartimento: non c’era nessun fascicolo a suo nome. Carlo Santini non era un terrorista, non aveva precedenti penali e non era mai stato indagato né sospettato di alcunché.

Lavorava in una multinazionale che si occupava di marketing, non era particolarmente brillante ma si era ritagliato un posto di prestigio.

Forse aveva qualche aggancio in politica o relazioni particolari all’interno dell’azienda. Appuntò mentalmente tutti i particolari e chiuse il notebook.

Perché Anais doveva morire il giorno del suo trentaduesimo compleanno?

Si fermò dietro le imposte chiuse, diventarono uno schermo dove proiettare i suoi ricordi.

Tornò indietro nel tempo a Pietroburgo, cinque anni prima. Teatro Aleksandrinskij. Maris ufficialmente faceva parte della sicurezza, Anais era sul palco, aveva un abito con le balze e i capelli legati in una lunga treccia che le ricadeva sulle spalle. Lo spettacolo era terminato, una bambina si era avvicinata all’orchestra nell’intento di regalare una rosa bianca agli attori.

Maris l’aveva presa in braccio e l’aveva condotta sotto il palco, la manina paffuta con la rosa puntava Anais. Quando Maris incrociò il suo sguardo capì perché non aveva mai voluto creare una famiglia e soprattutto perché non si era mai innamorato. Lo era sempre stato della stessa donna, anche se non l’aveva mai incontrata.

Non poteva giurare che per Anais fosse stato lo stesso, ma da allora i loro occhi si erano cercati continuamente per un anno. Era lei la donna della sua vita, ma lui era quello sbagliato.

Aprì le imposte quasi a cacciare gli ultimi fotogrammi, quelli in cui Anais scopriva la sua vera identità e partiva per l’Italia.

Un aereo turistico stava sorvolando Firenze; non avrebbe aspettato il 13 dicembre per rivederla. Doveva farlo ora.

                                                     °°°                        °°°

Anais non aveva nessuna voglia di cucinare per i Sabelli, chiamò Marta e le lasciò carta bianca. Aveva voglia di uscire e poi doveva incontrare Domenico.

Indossò un abito a fiori e il soprabito; Marta disapprovò.

– Le consiglio di vestirsi più pesante o gelerà – disse.

– Non lo vedi che c’è il sole? – rispose Anais. Si sentiva bene, improvvisamente le erano tornate le forze.

Marta la vide andare via e scosse la testa. Era troppo magra, non mangiava abbastanza e il marito la trascurava. Pensò di comprare delle ostriche per cena, magari un astice. Doveva assolutamente preparare un pasto strepitoso; lo faceva soprattutto per lei, perché si rimettesse in forze.

Per strada l’arrotino gridava che avrebbe riparato ogni cosa, ma non era così semplice riparare le cose. Almeno, non tutte.

Maris era lì quando Anais uscì di casa, lei non lo vide, ma si sentiva felice.

Forse perché tra poco era il suo compleanno.

Cosa accadrà nel prossimo capitolo?

  • Anais lo vede (46%)
    46
  • Maris decide di incontrare il marito (25%)
    25
  • Anais incontra un altro uomo (29%)
    29
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376 Commenti

  • Ci sono persone che sono in grado di darti la felicità e l’infelicità nello stesso momento e questo dualismo uccide. Si cerca di andare avanti nonostante tutto e di dare un senso alla propria vita. Ma poi ti accorgi che è tutto vano, quasiasi sforzo, qualsiasi tentativo, non ti restituiranno più ciò che eri, ciò che avevi. La morte fisica è il completamento di un’opera che qualcuno ha iniziato molto tempo prima.
    Il veleno a volte ha un nome e un cognome.

          • Accetto la tua decisione, come potrei oppormi?
            Ma d’altro canto, permettimi di dire che una delle cose più importanti di essere parte di una comunità è l’interazione, lo scambio di opinioni, per una crescita individuale e collettiva, per lo sviluppo di una coscienza critica, per il semplice piacere di conoscere persone con cui si condivide un interesse che – spesso e volentieri – nella vita non abbiamo in comune con i nostri amici, parenti e compagni di vita, che magari fanno altro.
            Perdere questo privilegio è un po’ morire.
            Ti abbraccio.

          • Dopo cinque anni ho ricevuto un messaggio dalla persona che mi ha rovinato la vita: “Ciao, ho visto il tuo profilo FB, mi piace la tua nuova foto. Ho letto tutti i racconti. Baci”. La stessa persona che una mia amica aveva definito “veleno”. Ho cancellato il profilo FB e ho smesso di usare il mio nome. Continuo a scrivere usando nickname ogni volta diversi e sapendo che c’è una persona da qualche parte che continua a cercare. Una presenza costante che non se ne andrà.
            Ma va bene così, si va avanti comunque, ormai la mia strada l’ho presa, non tornerò indietro e lui questo lo sa benissimo.

  • Finalmente eccomi a leggere il finale. Complimenti, Gattopardo, una storia che mi ha colpito e che ho seguito sempre con grande interesse. I tuoi capitoli più brevi del solito hanno trasmesso tanto. E anche gli ultimi dieci rintocchi, nel leggerli, mi hanno portato a rallentare la lettura, a voler dilatare quel tempo, quello spazio tra le righe. Fino all’ultimo, inevitabile brindisi. E poi il blu.
    Ancora complimenti, è stato un vero piacere seguirti. Spero di poterti rileggere, anche se ho letto qui sotto che non scriverai più. E’ così?

  • Spettacolare davvero questo finale. Bellissimo l’addio di Anais alla vita, bellissima la speranza di salvarla che Maris porta con se fino alla fine. E infine è stupendo questo racconto, è bello vedere che ci sono persone capaci di emozionare e di comunicare così tanto con così pochi caratteri come fai tu. A dispiacermi non è la morte di Anais, la sua è stata una scelta coraggiosa e una fine alla quale sarebbe comunque giunta entro breve tempo con ben più atroci sofferenze. A farmi dispiacere è la fine di questo racconto, di una bellezza così semplice da risultare disarmante. Complimenti ancora una volta, spero di rileggerti presto!

    • Ciao Holy, vedo che hai recuperato alla grande. Carlo avrebbe perso comunque la moglie, ma lei avrebbe sofferto troppo. Lasciare andare la persona amata è una forma di amore, forse la più grande perché per molti di noi è inconcepibile. I dieci rintocchi erano doverosi dato il titolo, anche se in finale che avevo in mente non era questo. Grazie per avermi letto e per i commenti a grappolo 🙂

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