Dieci rintocchi

Dove eravamo rimasti?

Chi è il contatto di Maris? una donna (74%)

Anais

Vide una donna davanti all’espositore di book turistici, indossava un tailler blu e i tacchi alti.

Maris si avvicinò, la donna continuò a sfogliare depliant.

– Ne cercavo uno di Parigi – disse Maris.

– Parigi è lontana – rispose la donna.

Era il contatto che stava aspettando. Si diressero verso il bar, il rumore dei tacchi sembrava il ticchettio di un orologio.

Si comportarono come una coppia, lui spostò la sedia per farla accomodare e si tolse il soprabito. Ordinarono due caffè e lasciarono una buona mancia.

Lei finse di dimenticarsi la cartellina, Maris tornò a prenderla subito dopo. La sistemò nel ripiano della valigetta e si diresse in albergo.

Era quasi ora di pranzo e l’ascensore era presa d’assalto dai turisti diretti al buffet.

Prese le scale e raggiunse la camera al secondo piano.

Chiuse le imposte e aprì la valigetta. La cartellina conteneva una fotografia e un foglio su cui era annotato un nome e un indirizzo.

Non aveva bisogno di leggere il foglio per sapere che la donna della fotografia era Anais Bertelli.

Nella fotografia aveva i capelli lunghi e un’aria felice. Immaginò che si fosse sposata e che avesse dimenticato.

Lui non era riuscito a farlo, Anais era ancora al primo posto nel suo cuore. Le altre non riuscivano neppure ad arrivarci, al cuore.

L’avrebbe rivista, riusciva a pensare solo a questo.

E poi l’avrebbe uccisa.

Dove è diretto Maris?

  • Proponi tu (38%)
    38
  • Parte per Firenze (46%)
    46
  • Resta a Roma (15%)
    15
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376 Commenti

  • Ci sono persone che sono in grado di darti la felicità e l’infelicità nello stesso momento e questo dualismo uccide. Si cerca di andare avanti nonostante tutto e di dare un senso alla propria vita. Ma poi ti accorgi che è tutto vano, quasiasi sforzo, qualsiasi tentativo, non ti restituiranno più ciò che eri, ciò che avevi. La morte fisica è il completamento di un’opera che qualcuno ha iniziato molto tempo prima.
    Il veleno a volte ha un nome e un cognome.

          • Accetto la tua decisione, come potrei oppormi?
            Ma d’altro canto, permettimi di dire che una delle cose più importanti di essere parte di una comunità è l’interazione, lo scambio di opinioni, per una crescita individuale e collettiva, per lo sviluppo di una coscienza critica, per il semplice piacere di conoscere persone con cui si condivide un interesse che – spesso e volentieri – nella vita non abbiamo in comune con i nostri amici, parenti e compagni di vita, che magari fanno altro.
            Perdere questo privilegio è un po’ morire.
            Ti abbraccio.

          • Dopo cinque anni ho ricevuto un messaggio dalla persona che mi ha rovinato la vita: “Ciao, ho visto il tuo profilo FB, mi piace la tua nuova foto. Ho letto tutti i racconti. Baci”. La stessa persona che una mia amica aveva definito “veleno”. Ho cancellato il profilo FB e ho smesso di usare il mio nome. Continuo a scrivere usando nickname ogni volta diversi e sapendo che c’è una persona da qualche parte che continua a cercare. Una presenza costante che non se ne andrà.
            Ma va bene così, si va avanti comunque, ormai la mia strada l’ho presa, non tornerò indietro e lui questo lo sa benissimo.

  • Finalmente eccomi a leggere il finale. Complimenti, Gattopardo, una storia che mi ha colpito e che ho seguito sempre con grande interesse. I tuoi capitoli più brevi del solito hanno trasmesso tanto. E anche gli ultimi dieci rintocchi, nel leggerli, mi hanno portato a rallentare la lettura, a voler dilatare quel tempo, quello spazio tra le righe. Fino all’ultimo, inevitabile brindisi. E poi il blu.
    Ancora complimenti, è stato un vero piacere seguirti. Spero di poterti rileggere, anche se ho letto qui sotto che non scriverai più. E’ così?

  • Spettacolare davvero questo finale. Bellissimo l’addio di Anais alla vita, bellissima la speranza di salvarla che Maris porta con se fino alla fine. E infine è stupendo questo racconto, è bello vedere che ci sono persone capaci di emozionare e di comunicare così tanto con così pochi caratteri come fai tu. A dispiacermi non è la morte di Anais, la sua è stata una scelta coraggiosa e una fine alla quale sarebbe comunque giunta entro breve tempo con ben più atroci sofferenze. A farmi dispiacere è la fine di questo racconto, di una bellezza così semplice da risultare disarmante. Complimenti ancora una volta, spero di rileggerti presto!

    • Ciao Holy, vedo che hai recuperato alla grande. Carlo avrebbe perso comunque la moglie, ma lei avrebbe sofferto troppo. Lasciare andare la persona amata è una forma di amore, forse la più grande perché per molti di noi è inconcepibile. I dieci rintocchi erano doverosi dato il titolo, anche se in finale che avevo in mente non era questo. Grazie per avermi letto e per i commenti a grappolo 🙂

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