Dieci rintocchi

Dove eravamo rimasti?

Cosa accadrà nel prossimo capitolo? Anais lo vede (46%)

Domenico

Anais affrettò il passo e si diresse verso Ponte Vecchio.

Maris le era dietro, camminava tenendosi a distanza pronto ad infilarsi in un portone o dietro una colonna qualora la donna si fosse girata. Gli sembrava di essere tornato adolescente; l’insicurezza e la paura che aveva imparato a dominare così bene, erano riemerse: Anais aveva il potere di sgretolare il suo mondo e di renderlo vulnerabile, umano.

Era qualcosa che lo spaventava, ma nello stesso tempo lo affascinava.

La donna si fermò al semaforo, girò lentamente la testa e guardò oltre le sue spalle. Il movimento lento e aggraziato lo colse di sorpresa, cercò di ripararsi dietro un furgone con il cuore pompava sangue a tutto spiano.

Lo aveva visto, ne era certo.

Quando tornò a guardare la strada, Anais aveva attraversato l’incrocio ed era insieme a un uomo. Si diressero verso il Golden View, uno dei bar più famosi della città perché le vetrate posteriori guardavano il Ponte Vecchio. Maris memorizzò il viso dell’uomo: la mascella quadrata, le sopracciglia cispose e gli occhi piccoli. Registrò mentalmente anche le targhe delle auto circostanti: una avrebbe potuto essere la sua.

La coppia entrò nel bar e si accomodò in fondo, vicino alla vetrata. Maris si fermò al bancone, il gomito sulla sedia a fianco, la mano a proteggere il viso. Ordinò un caffè che non avrebbe bevuto.

                                               °°°                  °°°°

Domenico non riusciva a smettere di guardare Anais, il fatto che oltre la vetrata ci fosse l’Arno e i riflessi della città vecchia, non gli interessavano. Era innamorato di lei dai tempi del liceo anche se Anais gli aveva preferito altri uomini.

Quella mattina era raggiante, era da tanto che non la vedeva così. Si era persino truccata, gli occhi sottolineati con la matita nera erano penetranti e dolci. Una lama che uccide senza fare male, pensò.

– Così tuo marito ha deciso di partire – disse spegnendo il cellulare e lasciandolo sul tavolo.

– Esatto, è una cosa che avevamo programmato da tempo – rispose Anais. Il cameriere posò il vassoio con la colazione sul tavolo.

– Sabato è il tuo compleanno, non puoi restare sola. Perché non vieni a casa mia?

La donna scosse la testa.

– E cosa direbbe Vittoria?

Domenico non rispose, non aveva senso parlarle dei suo problemi famigliari. Sorseggiò il caffè cercando le parole.

– Vittoria sa che siamo amici e soprattutto che sei una mia paziente.

Il sorriso di Anais si spense, si guardò intorno come se cercasse qualcuno.

– Usciamo – disse.

– Mi dispiace, Anais, non avrei dovuto dirlo…

Ma lei era già fuori, camminava lungo il mercatino dei senegalesi, sulle stuoie c’erano feticci e pannelli di legno.

Domenico fece per seguirla ma poi si accorse che stava andando verso un uomo fermo vicino a un lampione. Un uomo che la fissava e la attraeva come un magnete. La vide allontanarsi leggera, i piedi sfioravano appena il selciato, stava volando.

Stava andando da Maris.

Il loro primo incontro dopo tanto tempo...

  • "Sabato mio marito parte, stiamo insieme" (17%)
    17
  • "Ti voglio" (34%)
    34
  • "Sono qui per ucciderti" (48%)
    48
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

376 Commenti

  • Ci sono persone che sono in grado di darti la felicità e l’infelicità nello stesso momento e questo dualismo uccide. Si cerca di andare avanti nonostante tutto e di dare un senso alla propria vita. Ma poi ti accorgi che è tutto vano, quasiasi sforzo, qualsiasi tentativo, non ti restituiranno più ciò che eri, ciò che avevi. La morte fisica è il completamento di un’opera che qualcuno ha iniziato molto tempo prima.
    Il veleno a volte ha un nome e un cognome.

          • Accetto la tua decisione, come potrei oppormi?
            Ma d’altro canto, permettimi di dire che una delle cose più importanti di essere parte di una comunità è l’interazione, lo scambio di opinioni, per una crescita individuale e collettiva, per lo sviluppo di una coscienza critica, per il semplice piacere di conoscere persone con cui si condivide un interesse che – spesso e volentieri – nella vita non abbiamo in comune con i nostri amici, parenti e compagni di vita, che magari fanno altro.
            Perdere questo privilegio è un po’ morire.
            Ti abbraccio.

          • Dopo cinque anni ho ricevuto un messaggio dalla persona che mi ha rovinato la vita: “Ciao, ho visto il tuo profilo FB, mi piace la tua nuova foto. Ho letto tutti i racconti. Baci”. La stessa persona che una mia amica aveva definito “veleno”. Ho cancellato il profilo FB e ho smesso di usare il mio nome. Continuo a scrivere usando nickname ogni volta diversi e sapendo che c’è una persona da qualche parte che continua a cercare. Una presenza costante che non se ne andrà.
            Ma va bene così, si va avanti comunque, ormai la mia strada l’ho presa, non tornerò indietro e lui questo lo sa benissimo.

  • Finalmente eccomi a leggere il finale. Complimenti, Gattopardo, una storia che mi ha colpito e che ho seguito sempre con grande interesse. I tuoi capitoli più brevi del solito hanno trasmesso tanto. E anche gli ultimi dieci rintocchi, nel leggerli, mi hanno portato a rallentare la lettura, a voler dilatare quel tempo, quello spazio tra le righe. Fino all’ultimo, inevitabile brindisi. E poi il blu.
    Ancora complimenti, è stato un vero piacere seguirti. Spero di poterti rileggere, anche se ho letto qui sotto che non scriverai più. E’ così?

  • Spettacolare davvero questo finale. Bellissimo l’addio di Anais alla vita, bellissima la speranza di salvarla che Maris porta con se fino alla fine. E infine è stupendo questo racconto, è bello vedere che ci sono persone capaci di emozionare e di comunicare così tanto con così pochi caratteri come fai tu. A dispiacermi non è la morte di Anais, la sua è stata una scelta coraggiosa e una fine alla quale sarebbe comunque giunta entro breve tempo con ben più atroci sofferenze. A farmi dispiacere è la fine di questo racconto, di una bellezza così semplice da risultare disarmante. Complimenti ancora una volta, spero di rileggerti presto!

    • Ciao Holy, vedo che hai recuperato alla grande. Carlo avrebbe perso comunque la moglie, ma lei avrebbe sofferto troppo. Lasciare andare la persona amata è una forma di amore, forse la più grande perché per molti di noi è inconcepibile. I dieci rintocchi erano doverosi dato il titolo, anche se in finale che avevo in mente non era questo. Grazie per avermi letto e per i commenti a grappolo 🙂

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi