Dove eravamo rimasti?
Domenico
Anais affrettò il passo e si diresse verso Ponte Vecchio.
Maris le era dietro, camminava tenendosi a distanza pronto ad infilarsi in un portone o dietro una colonna qualora la donna si fosse girata. Gli sembrava di essere tornato adolescente; l’insicurezza e la paura che aveva imparato a dominare così bene, erano riemerse: Anais aveva il potere di sgretolare il suo mondo e di renderlo vulnerabile, umano.
Era qualcosa che lo spaventava, ma nello stesso tempo lo affascinava.
La donna si fermò al semaforo, girò lentamente la testa e guardò oltre le sue spalle. Il movimento lento e aggraziato lo colse di sorpresa, cercò di ripararsi dietro un furgone con il cuore pompava sangue a tutto spiano.
Lo aveva visto, ne era certo.
Quando tornò a guardare la strada, Anais aveva attraversato l’incrocio ed era insieme a un uomo. Si diressero verso il Golden View, uno dei bar più famosi della città perché le vetrate posteriori guardavano il Ponte Vecchio. Maris memorizzò il viso dell’uomo: la mascella quadrata, le sopracciglia cispose e gli occhi piccoli. Registrò mentalmente anche le targhe delle auto circostanti: una avrebbe potuto essere la sua.
La coppia entrò nel bar e si accomodò in fondo, vicino alla vetrata. Maris si fermò al bancone, il gomito sulla sedia a fianco, la mano a proteggere il viso. Ordinò un caffè che non avrebbe bevuto.
°°° °°°°
Domenico non riusciva a smettere di guardare Anais, il fatto che oltre la vetrata ci fosse l’Arno e i riflessi della città vecchia, non gli interessavano. Era innamorato di lei dai tempi del liceo anche se Anais gli aveva preferito altri uomini.
Quella mattina era raggiante, era da tanto che non la vedeva così. Si era persino truccata, gli occhi sottolineati con la matita nera erano penetranti e dolci. Una lama che uccide senza fare male, pensò.
– Così tuo marito ha deciso di partire – disse spegnendo il cellulare e lasciandolo sul tavolo.
– Esatto, è una cosa che avevamo programmato da tempo – rispose Anais. Il cameriere posò il vassoio con la colazione sul tavolo.
– Sabato è il tuo compleanno, non puoi restare sola. Perché non vieni a casa mia?
La donna scosse la testa.
– E cosa direbbe Vittoria?
Domenico non rispose, non aveva senso parlarle dei suo problemi famigliari. Sorseggiò il caffè cercando le parole.
– Vittoria sa che siamo amici e soprattutto che sei una mia paziente.
Il sorriso di Anais si spense, si guardò intorno come se cercasse qualcuno.
– Usciamo – disse.
– Mi dispiace, Anais, non avrei dovuto dirlo…
Ma lei era già fuori, camminava lungo il mercatino dei senegalesi, sulle stuoie c’erano feticci e pannelli di legno.
Domenico fece per seguirla ma poi si accorse che stava andando verso un uomo fermo vicino a un lampione. Un uomo che la fissava e la attraeva come un magnete. La vide allontanarsi leggera, i piedi sfioravano appena il selciato, stava volando.
Stava andando da Maris.
Il loro primo incontro dopo tanto tempo...
- "Sabato mio marito parte, stiamo insieme" (17%)
- "Ti voglio" (34%)
- "Sono qui per ucciderti" (48%)

17/12/2014 at 23:26
In bocca al lupo Gatto, alla tua persona e alla sua sensibilità
21/11/2014 at 13:53
Ci sono persone che sono in grado di darti la felicità e l’infelicità nello stesso momento e questo dualismo uccide. Si cerca di andare avanti nonostante tutto e di dare un senso alla propria vita. Ma poi ti accorgi che è tutto vano, quasiasi sforzo, qualsiasi tentativo, non ti restituiranno più ciò che eri, ciò che avevi. La morte fisica è il completamento di un’opera che qualcuno ha iniziato molto tempo prima.
Il veleno a volte ha un nome e un cognome.
20/11/2014 at 17:01
Tesoro, io ti sto ancora aspettando. E da un pezzo ti aspetto. Non farmi aspettare ancora, come hai fatto in passato. Vieni a leggermi.
20/11/2014 at 18:50
Alessandra non farmi saltare la copertura, sii buona 🙂
I nickname sono cerchi che si chiudono.
Ci vediamo al prossimo.
XXOO
20/11/2014 at 22:48
Per fortuna la stima e l’onestà intellettuale non sono cerchi e – quando veri – non si chiudono mai.
Buona vita, Gattopardo.
20/11/2014 at 23:53
La mia stima verso di te non è mai venuta meno, ma ho scelto di non apparire per motivi strettamente personali. Continuo a leggere, seguire e votare i racconti in forma anonima.
20/11/2014 at 23:59
Accetto la tua decisione, come potrei oppormi?
Ma d’altro canto, permettimi di dire che una delle cose più importanti di essere parte di una comunità è l’interazione, lo scambio di opinioni, per una crescita individuale e collettiva, per lo sviluppo di una coscienza critica, per il semplice piacere di conoscere persone con cui si condivide un interesse che – spesso e volentieri – nella vita non abbiamo in comune con i nostri amici, parenti e compagni di vita, che magari fanno altro.
Perdere questo privilegio è un po’ morire.
Ti abbraccio.
21/11/2014 at 11:04
Dopo cinque anni ho ricevuto un messaggio dalla persona che mi ha rovinato la vita: “Ciao, ho visto il tuo profilo FB, mi piace la tua nuova foto. Ho letto tutti i racconti. Baci”. La stessa persona che una mia amica aveva definito “veleno”. Ho cancellato il profilo FB e ho smesso di usare il mio nome. Continuo a scrivere usando nickname ogni volta diversi e sapendo che c’è una persona da qualche parte che continua a cercare. Una presenza costante che non se ne andrà.
Ma va bene così, si va avanti comunque, ormai la mia strada l’ho presa, non tornerò indietro e lui questo lo sa benissimo.
19/11/2014 at 14:53
Se è vero che non intendi più scrivere più sarà un peccato: denoti una notevole abilità nel suscitare le sensazioni nei lettori, e questo episodio era molto commovente. Bravissimo!
20/11/2014 at 11:04
Grazie Nick, è stato un piacere 🙂
19/11/2014 at 11:04
Finalmente eccomi a leggere il finale. Complimenti, Gattopardo, una storia che mi ha colpito e che ho seguito sempre con grande interesse. I tuoi capitoli più brevi del solito hanno trasmesso tanto. E anche gli ultimi dieci rintocchi, nel leggerli, mi hanno portato a rallentare la lettura, a voler dilatare quel tempo, quello spazio tra le righe. Fino all’ultimo, inevitabile brindisi. E poi il blu.
Ancora complimenti, è stato un vero piacere seguirti. Spero di poterti rileggere, anche se ho letto qui sotto che non scriverai più. E’ così?
20/11/2014 at 11:06
Ciao Francesco, forse i rintocchi sono serviti a me per prendere tempo 🙂 Grazie a te.
18/11/2014 at 18:34
Spettacolare davvero questo finale. Bellissimo l’addio di Anais alla vita, bellissima la speranza di salvarla che Maris porta con se fino alla fine. E infine è stupendo questo racconto, è bello vedere che ci sono persone capaci di emozionare e di comunicare così tanto con così pochi caratteri come fai tu. A dispiacermi non è la morte di Anais, la sua è stata una scelta coraggiosa e una fine alla quale sarebbe comunque giunta entro breve tempo con ben più atroci sofferenze. A farmi dispiacere è la fine di questo racconto, di una bellezza così semplice da risultare disarmante. Complimenti ancora una volta, spero di rileggerti presto!
20/11/2014 at 11:07
Grazie, Mia, il tuo è uno dei commenti più belli. Un caro saluto.
17/11/2014 at 22:42
Caspita! Questo è stato un finale inaspettato. Un killer professionista come Maris “fregato” da una donna. E’ proprio vero che l’amore annebbia il cervello. Almeno questo mi ha fatto pensare l’ultimo episodio 🙂 Comunque bella storia dal primo all’ultimo episodio.
20/11/2014 at 11:08
Ciao Danica, mi fa piacere che il racconto ti sia piaciuto, è nato controvoglia, poi i lettori mi hanno convinto ad andare avanti. Grazie di tutto.
16/11/2014 at 14:21
Finale con il botto! I dieci rintocchi scanditi dalle azioni tutt’attorno è una bella idea, e solo in quel momento si capisce a pieno il titolo del racconto. Pensavo che Carlo facesse qualcosa per evitare la morte della ragazza, in fondo era sua moglie.
Gran bel finale, complimenti 🙂
17/11/2014 at 11:01
Ciao Holy, vedo che hai recuperato alla grande. Carlo avrebbe perso comunque la moglie, ma lei avrebbe sofferto troppo. Lasciare andare la persona amata è una forma di amore, forse la più grande perché per molti di noi è inconcepibile. I dieci rintocchi erano doverosi dato il titolo, anche se in finale che avevo in mente non era questo. Grazie per avermi letto e per i commenti a grappolo 🙂
17/11/2014 at 11:13
È vero lasciare andare la persona amata è più difficile.
I commenti erano doverosi, Gattopardo, avrei dovuto farli già da tempo 🙂 vabbè, meglio tardi che mai 🙂
16/11/2014 at 14:14
Mi ero chiesto: Ma se è carlo il mandate perché è triste? Poi si capisce che è anais a voler morire. E allora si spiega perché proprio Maris è stato scelto per il duro compito. Io ho scelto moriranno in due perché, si lei alla fine morirà, ma con lei morirà una parte di Maris.
16/11/2014 at 14:06
Trascorreranno la giornata assieme, ormai Maris si è esposto e tanto vale farlo per bene.
16/11/2014 at 14:02
Lui che la segue, fermandosi nello stesso bar e riparandosi con la mano. Bella scena.
Non pensavo che lei andasse diretta da Maris, pensavo invece che maris si facesse scoprire.
16/11/2014 at 13:56
Per strada l’arrotino gridava che avrebbe riparato ogni cosa, ma non era così semplice riparare le cose. Almeno, non tutte.
Bella questa parte!
Anais secondo me la vede, lui è ancora innamorato di lei, in qualche modo cercherà di vederla meglio, o magari ascoltare quello che dice.
16/11/2014 at 13:50
Se deve ucciderla non può farsi vedere, perciò probabilmente la spierà.