Dieci rintocchi

Dove eravamo rimasti?

Il loro primo incontro dopo tanto tempo... "Sono qui per ucciderti" (48%)

La dura realtà

Anais si bloccò a qualche passo da lui.

Maris non era cambiato affatto: la fronte alta con qualche ruga d’espressione e gli occhi grigi dello stesso colore del mare d’inverno che tanto amava. E le spalle larghe da lottatore.

Le tornò in mente San Pietroburgo e la soffitta dove avevano trascorso un anno meraviglioso. Ricordò anche il giorno in cui trovò un fascicolo che non doveva essere lì e che lei non avrebbe dovuto leggere e lo sguardo di lui per la prima volta senza espressione;  lo sguardo che hanno le persone abituate a uccidere per denaro.

Il sorriso si spense.

– Ciao – disse.

– Ciao – rispose Maris, la voce roca.

– Sei tornato in Italia, infine.

In tutti quegli anni lui non l’aveva mai cercata, non aveva neppure tentato di negare o spiegare. Era uscito dalla sua vita in modo netto e definitivo e lei alla fine se ne era fatta una ragione e si era sposata perché bisogna andare avanti anche se il passato è ancora vivo e non vuol saperne di morire.

Ad un tratto il marciapiede sembrò dilatarsi e farsi più vicino, Anais si aggrappò al lampione.

– Non ho ancora fatto colazione – disse. – Ti va di accompagnarmi?

Si avviarono verso il bar, uno di fianco all’altra, abbastanza vicini perché le mani si sfiorassero.

Maris aveva fatto una serie di errori imperdonabili: si era esposto, non solo con la vittima ma anche con l’uomo che era con lei. Non sapeva quanto gli sarebbe costato, al momento riusciva solo a pensare ad Anais, al fatto di averla ancora vicina, di sentirla ancora come una parte di sé. Continuava a chiedersi chi era l’uomo con il quale si era incontrata. Si scoprì geloso.

Scelsero un tavolo riservato in un angolo del locale vicino a una pianta con le foglie larghe e un fiore color porpora.

Maris ordinò per entrambi, certo che i gusti fossero ancora gli stessi.

– Non credevo ti avrei rivisto, sai? – disse Maris.

– Immagino tu sia qui per lavoro – rispose Anais portandosi alla bocca un chicco di glassa.

– Sono qui per ucciderti – rispose Maris.

Anais restò con il dolce a mezz’aria, poi scoppiò a ridere.

– Sabato è il mio compleanno – disse.

– Lo so.

                  °°°      °°°

Carlo Santini ricevette una visita inaspettata, rimandò un paio di appuntamenti perché Domenico Alibrandi gli aveva detto che si trattava di una cosa urgente.

Lo ricevette nel suo ufficio liquidando la segretaria che stava riordinando delle pratiche.

Domenico era un amico di vecchia data oltre che medico di base della famiglia.

Se era lì senza preavviso, evidentemente si trattava di una cosa imporante.

Gli offrì da bere e lo fece accomodare al tavolo ovale.

– So che hai visto Anais – disse Carlo.

– Sono qui proprio per questo – rispose Domenico.

Carlo incrociò le dita, sapeva già cosa gli avrebbe detto. Sentirselo dire da lui era una cosa definitiva e inappellabile.

– Tua moglie ha il cancro.

– Lo so.

 

Come si conclude l'incontro tra Maris e Anais?

  • Decidono di trascorrere la giornata insieme (50%)
    50
  • Lui riceve una telefonata da Fedor (44%)
    44
  • Litigano (6%)
    6
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376 Commenti

  • Ci sono persone che sono in grado di darti la felicità e l’infelicità nello stesso momento e questo dualismo uccide. Si cerca di andare avanti nonostante tutto e di dare un senso alla propria vita. Ma poi ti accorgi che è tutto vano, quasiasi sforzo, qualsiasi tentativo, non ti restituiranno più ciò che eri, ciò che avevi. La morte fisica è il completamento di un’opera che qualcuno ha iniziato molto tempo prima.
    Il veleno a volte ha un nome e un cognome.

          • Accetto la tua decisione, come potrei oppormi?
            Ma d’altro canto, permettimi di dire che una delle cose più importanti di essere parte di una comunità è l’interazione, lo scambio di opinioni, per una crescita individuale e collettiva, per lo sviluppo di una coscienza critica, per il semplice piacere di conoscere persone con cui si condivide un interesse che – spesso e volentieri – nella vita non abbiamo in comune con i nostri amici, parenti e compagni di vita, che magari fanno altro.
            Perdere questo privilegio è un po’ morire.
            Ti abbraccio.

          • Dopo cinque anni ho ricevuto un messaggio dalla persona che mi ha rovinato la vita: “Ciao, ho visto il tuo profilo FB, mi piace la tua nuova foto. Ho letto tutti i racconti. Baci”. La stessa persona che una mia amica aveva definito “veleno”. Ho cancellato il profilo FB e ho smesso di usare il mio nome. Continuo a scrivere usando nickname ogni volta diversi e sapendo che c’è una persona da qualche parte che continua a cercare. Una presenza costante che non se ne andrà.
            Ma va bene così, si va avanti comunque, ormai la mia strada l’ho presa, non tornerò indietro e lui questo lo sa benissimo.

  • Finalmente eccomi a leggere il finale. Complimenti, Gattopardo, una storia che mi ha colpito e che ho seguito sempre con grande interesse. I tuoi capitoli più brevi del solito hanno trasmesso tanto. E anche gli ultimi dieci rintocchi, nel leggerli, mi hanno portato a rallentare la lettura, a voler dilatare quel tempo, quello spazio tra le righe. Fino all’ultimo, inevitabile brindisi. E poi il blu.
    Ancora complimenti, è stato un vero piacere seguirti. Spero di poterti rileggere, anche se ho letto qui sotto che non scriverai più. E’ così?

  • Spettacolare davvero questo finale. Bellissimo l’addio di Anais alla vita, bellissima la speranza di salvarla che Maris porta con se fino alla fine. E infine è stupendo questo racconto, è bello vedere che ci sono persone capaci di emozionare e di comunicare così tanto con così pochi caratteri come fai tu. A dispiacermi non è la morte di Anais, la sua è stata una scelta coraggiosa e una fine alla quale sarebbe comunque giunta entro breve tempo con ben più atroci sofferenze. A farmi dispiacere è la fine di questo racconto, di una bellezza così semplice da risultare disarmante. Complimenti ancora una volta, spero di rileggerti presto!

    • Ciao Holy, vedo che hai recuperato alla grande. Carlo avrebbe perso comunque la moglie, ma lei avrebbe sofferto troppo. Lasciare andare la persona amata è una forma di amore, forse la più grande perché per molti di noi è inconcepibile. I dieci rintocchi erano doverosi dato il titolo, anche se in finale che avevo in mente non era questo. Grazie per avermi letto e per i commenti a grappolo 🙂

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