Dove eravamo rimasti?
La dura realtà
Anais si bloccò a qualche passo da lui.
Maris non era cambiato affatto: la fronte alta con qualche ruga d’espressione e gli occhi grigi dello stesso colore del mare d’inverno che tanto amava. E le spalle larghe da lottatore.
Le tornò in mente San Pietroburgo e la soffitta dove avevano trascorso un anno meraviglioso. Ricordò anche il giorno in cui trovò un fascicolo che non doveva essere lì e che lei non avrebbe dovuto leggere e lo sguardo di lui per la prima volta senza espressione; lo sguardo che hanno le persone abituate a uccidere per denaro.
Il sorriso si spense.
– Ciao – disse.
– Ciao – rispose Maris, la voce roca.
– Sei tornato in Italia, infine.
In tutti quegli anni lui non l’aveva mai cercata, non aveva neppure tentato di negare o spiegare. Era uscito dalla sua vita in modo netto e definitivo e lei alla fine se ne era fatta una ragione e si era sposata perché bisogna andare avanti anche se il passato è ancora vivo e non vuol saperne di morire.
Ad un tratto il marciapiede sembrò dilatarsi e farsi più vicino, Anais si aggrappò al lampione.
– Non ho ancora fatto colazione – disse. – Ti va di accompagnarmi?
Si avviarono verso il bar, uno di fianco all’altra, abbastanza vicini perché le mani si sfiorassero.
Maris aveva fatto una serie di errori imperdonabili: si era esposto, non solo con la vittima ma anche con l’uomo che era con lei. Non sapeva quanto gli sarebbe costato, al momento riusciva solo a pensare ad Anais, al fatto di averla ancora vicina, di sentirla ancora come una parte di sé. Continuava a chiedersi chi era l’uomo con il quale si era incontrata. Si scoprì geloso.
Scelsero un tavolo riservato in un angolo del locale vicino a una pianta con le foglie larghe e un fiore color porpora.
Maris ordinò per entrambi, certo che i gusti fossero ancora gli stessi.
– Non credevo ti avrei rivisto, sai? – disse Maris.
– Immagino tu sia qui per lavoro – rispose Anais portandosi alla bocca un chicco di glassa.
– Sono qui per ucciderti – rispose Maris.
Anais restò con il dolce a mezz’aria, poi scoppiò a ridere.
– Sabato è il mio compleanno – disse.
– Lo so.
°°° °°°
Carlo Santini ricevette una visita inaspettata, rimandò un paio di appuntamenti perché Domenico Alibrandi gli aveva detto che si trattava di una cosa urgente.
Lo ricevette nel suo ufficio liquidando la segretaria che stava riordinando delle pratiche.
Domenico era un amico di vecchia data oltre che medico di base della famiglia.
Se era lì senza preavviso, evidentemente si trattava di una cosa imporante.
Gli offrì da bere e lo fece accomodare al tavolo ovale.
– So che hai visto Anais – disse Carlo.
– Sono qui proprio per questo – rispose Domenico.
Carlo incrociò le dita, sapeva già cosa gli avrebbe detto. Sentirselo dire da lui era una cosa definitiva e inappellabile.
– Tua moglie ha il cancro.
– Lo so.
Come si conclude l'incontro tra Maris e Anais?
- Decidono di trascorrere la giornata insieme (50%)
- Lui riceve una telefonata da Fedor (44%)
- Litigano (6%)

17/12/2014 at 23:26
In bocca al lupo Gatto, alla tua persona e alla sua sensibilità
21/11/2014 at 13:53
Ci sono persone che sono in grado di darti la felicità e l’infelicità nello stesso momento e questo dualismo uccide. Si cerca di andare avanti nonostante tutto e di dare un senso alla propria vita. Ma poi ti accorgi che è tutto vano, quasiasi sforzo, qualsiasi tentativo, non ti restituiranno più ciò che eri, ciò che avevi. La morte fisica è il completamento di un’opera che qualcuno ha iniziato molto tempo prima.
Il veleno a volte ha un nome e un cognome.
20/11/2014 at 17:01
Tesoro, io ti sto ancora aspettando. E da un pezzo ti aspetto. Non farmi aspettare ancora, come hai fatto in passato. Vieni a leggermi.
20/11/2014 at 18:50
Alessandra non farmi saltare la copertura, sii buona 🙂
I nickname sono cerchi che si chiudono.
Ci vediamo al prossimo.
XXOO
20/11/2014 at 22:48
Per fortuna la stima e l’onestà intellettuale non sono cerchi e – quando veri – non si chiudono mai.
Buona vita, Gattopardo.
20/11/2014 at 23:53
La mia stima verso di te non è mai venuta meno, ma ho scelto di non apparire per motivi strettamente personali. Continuo a leggere, seguire e votare i racconti in forma anonima.
20/11/2014 at 23:59
Accetto la tua decisione, come potrei oppormi?
Ma d’altro canto, permettimi di dire che una delle cose più importanti di essere parte di una comunità è l’interazione, lo scambio di opinioni, per una crescita individuale e collettiva, per lo sviluppo di una coscienza critica, per il semplice piacere di conoscere persone con cui si condivide un interesse che – spesso e volentieri – nella vita non abbiamo in comune con i nostri amici, parenti e compagni di vita, che magari fanno altro.
Perdere questo privilegio è un po’ morire.
Ti abbraccio.
21/11/2014 at 11:04
Dopo cinque anni ho ricevuto un messaggio dalla persona che mi ha rovinato la vita: “Ciao, ho visto il tuo profilo FB, mi piace la tua nuova foto. Ho letto tutti i racconti. Baci”. La stessa persona che una mia amica aveva definito “veleno”. Ho cancellato il profilo FB e ho smesso di usare il mio nome. Continuo a scrivere usando nickname ogni volta diversi e sapendo che c’è una persona da qualche parte che continua a cercare. Una presenza costante che non se ne andrà.
Ma va bene così, si va avanti comunque, ormai la mia strada l’ho presa, non tornerò indietro e lui questo lo sa benissimo.
19/11/2014 at 14:53
Se è vero che non intendi più scrivere più sarà un peccato: denoti una notevole abilità nel suscitare le sensazioni nei lettori, e questo episodio era molto commovente. Bravissimo!
20/11/2014 at 11:04
Grazie Nick, è stato un piacere 🙂
19/11/2014 at 11:04
Finalmente eccomi a leggere il finale. Complimenti, Gattopardo, una storia che mi ha colpito e che ho seguito sempre con grande interesse. I tuoi capitoli più brevi del solito hanno trasmesso tanto. E anche gli ultimi dieci rintocchi, nel leggerli, mi hanno portato a rallentare la lettura, a voler dilatare quel tempo, quello spazio tra le righe. Fino all’ultimo, inevitabile brindisi. E poi il blu.
Ancora complimenti, è stato un vero piacere seguirti. Spero di poterti rileggere, anche se ho letto qui sotto che non scriverai più. E’ così?
20/11/2014 at 11:06
Ciao Francesco, forse i rintocchi sono serviti a me per prendere tempo 🙂 Grazie a te.
18/11/2014 at 18:34
Spettacolare davvero questo finale. Bellissimo l’addio di Anais alla vita, bellissima la speranza di salvarla che Maris porta con se fino alla fine. E infine è stupendo questo racconto, è bello vedere che ci sono persone capaci di emozionare e di comunicare così tanto con così pochi caratteri come fai tu. A dispiacermi non è la morte di Anais, la sua è stata una scelta coraggiosa e una fine alla quale sarebbe comunque giunta entro breve tempo con ben più atroci sofferenze. A farmi dispiacere è la fine di questo racconto, di una bellezza così semplice da risultare disarmante. Complimenti ancora una volta, spero di rileggerti presto!
20/11/2014 at 11:07
Grazie, Mia, il tuo è uno dei commenti più belli. Un caro saluto.
17/11/2014 at 22:42
Caspita! Questo è stato un finale inaspettato. Un killer professionista come Maris “fregato” da una donna. E’ proprio vero che l’amore annebbia il cervello. Almeno questo mi ha fatto pensare l’ultimo episodio 🙂 Comunque bella storia dal primo all’ultimo episodio.
20/11/2014 at 11:08
Ciao Danica, mi fa piacere che il racconto ti sia piaciuto, è nato controvoglia, poi i lettori mi hanno convinto ad andare avanti. Grazie di tutto.
16/11/2014 at 14:21
Finale con il botto! I dieci rintocchi scanditi dalle azioni tutt’attorno è una bella idea, e solo in quel momento si capisce a pieno il titolo del racconto. Pensavo che Carlo facesse qualcosa per evitare la morte della ragazza, in fondo era sua moglie.
Gran bel finale, complimenti 🙂
17/11/2014 at 11:01
Ciao Holy, vedo che hai recuperato alla grande. Carlo avrebbe perso comunque la moglie, ma lei avrebbe sofferto troppo. Lasciare andare la persona amata è una forma di amore, forse la più grande perché per molti di noi è inconcepibile. I dieci rintocchi erano doverosi dato il titolo, anche se in finale che avevo in mente non era questo. Grazie per avermi letto e per i commenti a grappolo 🙂
17/11/2014 at 11:13
È vero lasciare andare la persona amata è più difficile.
I commenti erano doverosi, Gattopardo, avrei dovuto farli già da tempo 🙂 vabbè, meglio tardi che mai 🙂
16/11/2014 at 14:14
Mi ero chiesto: Ma se è carlo il mandate perché è triste? Poi si capisce che è anais a voler morire. E allora si spiega perché proprio Maris è stato scelto per il duro compito. Io ho scelto moriranno in due perché, si lei alla fine morirà, ma con lei morirà una parte di Maris.
16/11/2014 at 14:06
Trascorreranno la giornata assieme, ormai Maris si è esposto e tanto vale farlo per bene.
16/11/2014 at 14:02
Lui che la segue, fermandosi nello stesso bar e riparandosi con la mano. Bella scena.
Non pensavo che lei andasse diretta da Maris, pensavo invece che maris si facesse scoprire.
16/11/2014 at 13:56
Per strada l’arrotino gridava che avrebbe riparato ogni cosa, ma non era così semplice riparare le cose. Almeno, non tutte.
Bella questa parte!
Anais secondo me la vede, lui è ancora innamorato di lei, in qualche modo cercherà di vederla meglio, o magari ascoltare quello che dice.
16/11/2014 at 13:50
Se deve ucciderla non può farsi vedere, perciò probabilmente la spierà.