Dieci rintocchi

Dove eravamo rimasti?

Chi è a capo dell'organizzazione? Un ex agente segreto (50%)

Il mandante

Salirono al piano di sopra, Fedor li stava aspettando.

L’appartamento era vuoto, a parte lo scheletro di una rete e un quadro raffigurante un paggio con gli occhi sgranati.

Dalle imposte semiaperte un fascio di luce fredda sul pavimento scolorito.

– L’arredatore era impegnato, Fedor? – disse Maris abbonzando un sorriso.

– Che vuoi farci, non siamo a Pietroburgo. E tutto sommato questi sono tempi migliori di quelli.

Maris sapeva bene a cosa si riferisse. Aveva trascorso anni in Russia ad addestrare gente come lui a fare quello che lui sapeva fare così bene. Poi aveva deciso di tornare sul campo. Pronto ad uccidere.

Fedor congedò Mijail con un gesto del capo.

– Solo tu e io come ai vecchi tempi.

Il fatto che non volesse orecchie indiscrete gli confermò che qualcosa puzzava.

– Ti sarai chiesto come mai proprio tu, Maris.

– Me lo sono chiesto, ma non ho trovato una ragione plausibile.

Fedor si avvicinò e si tolse gli occhiali scuri, la cicatrice sopra l’occhio sinistro era ancora lì che tagliava il sopracciglio. Se l’era fatta durante una missione in Afganistan, il prigioniero aveva un coltello, Maris lo aveva salvato; ma questo non contava.

– Hanno scelto il mandante – disse Fedor.

– È contro le regole.

– Lo so, ma non potevo rifiutare.

– Chi?

– Il marito – disse Fedor.

                              —                                   —

Anais si svegliò portandosi le mani alla gola. Nel sogno stava soffocando, qualcuno le aveva messo le mani intorno al collo e stringeva.

Respirò cercando di calmarsi. Si allungò verso il comodino e prese la boccetta con il calmante. Ne versò dieci gocce in un bicchiere e le mandò giù con un po’ d’acqua.

Il cuore riprese i battiti normali, mise i piedi fuori dal letto e si alzò provando una leggera vertigine.

Si appoggiò al comò e guardò la sua immagine allo specchio. Era ancora giovane e bella, solo un po’ più pallida e stanca.

Prese la boccetta del profumo e disegnò un cerchio nell’aria. Respirò quell’essenza e chiuse gli occhi.

Squillò il telefono, era Carlo.

– Volevo ricordarti che stasera verranno i Sabelli a cena. Puoi chiamare Marta se vuoi a dare una mano in cucina.

– Certo, farò così. Mi sono appena alzata.

Il marito non rispose.

– Allora sabato andrai a Lisbona? – disse Anais.

– Non so…

– No, va bene. In fondo lo avevamo programmato da tempo.

– Puoi venire con me, se vuoi.

– Meglio di no, non mi sento troppo bene.

Interruppe la comunicazione e decise di versarsi un cognac. Lasciò la bottiglia sul tavolo, a portata di mano.

Maris incontra Anais

  • La chiama e le chiede di icontrarla (13%)
    13
  • Finge di incontrarla per caso (43%)
    43
  • La spia di nascosto (43%)
    43
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376 Commenti

  • Ci sono persone che sono in grado di darti la felicità e l’infelicità nello stesso momento e questo dualismo uccide. Si cerca di andare avanti nonostante tutto e di dare un senso alla propria vita. Ma poi ti accorgi che è tutto vano, quasiasi sforzo, qualsiasi tentativo, non ti restituiranno più ciò che eri, ciò che avevi. La morte fisica è il completamento di un’opera che qualcuno ha iniziato molto tempo prima.
    Il veleno a volte ha un nome e un cognome.

          • Accetto la tua decisione, come potrei oppormi?
            Ma d’altro canto, permettimi di dire che una delle cose più importanti di essere parte di una comunità è l’interazione, lo scambio di opinioni, per una crescita individuale e collettiva, per lo sviluppo di una coscienza critica, per il semplice piacere di conoscere persone con cui si condivide un interesse che – spesso e volentieri – nella vita non abbiamo in comune con i nostri amici, parenti e compagni di vita, che magari fanno altro.
            Perdere questo privilegio è un po’ morire.
            Ti abbraccio.

          • Dopo cinque anni ho ricevuto un messaggio dalla persona che mi ha rovinato la vita: “Ciao, ho visto il tuo profilo FB, mi piace la tua nuova foto. Ho letto tutti i racconti. Baci”. La stessa persona che una mia amica aveva definito “veleno”. Ho cancellato il profilo FB e ho smesso di usare il mio nome. Continuo a scrivere usando nickname ogni volta diversi e sapendo che c’è una persona da qualche parte che continua a cercare. Una presenza costante che non se ne andrà.
            Ma va bene così, si va avanti comunque, ormai la mia strada l’ho presa, non tornerò indietro e lui questo lo sa benissimo.

  • Finalmente eccomi a leggere il finale. Complimenti, Gattopardo, una storia che mi ha colpito e che ho seguito sempre con grande interesse. I tuoi capitoli più brevi del solito hanno trasmesso tanto. E anche gli ultimi dieci rintocchi, nel leggerli, mi hanno portato a rallentare la lettura, a voler dilatare quel tempo, quello spazio tra le righe. Fino all’ultimo, inevitabile brindisi. E poi il blu.
    Ancora complimenti, è stato un vero piacere seguirti. Spero di poterti rileggere, anche se ho letto qui sotto che non scriverai più. E’ così?

  • Spettacolare davvero questo finale. Bellissimo l’addio di Anais alla vita, bellissima la speranza di salvarla che Maris porta con se fino alla fine. E infine è stupendo questo racconto, è bello vedere che ci sono persone capaci di emozionare e di comunicare così tanto con così pochi caratteri come fai tu. A dispiacermi non è la morte di Anais, la sua è stata una scelta coraggiosa e una fine alla quale sarebbe comunque giunta entro breve tempo con ben più atroci sofferenze. A farmi dispiacere è la fine di questo racconto, di una bellezza così semplice da risultare disarmante. Complimenti ancora una volta, spero di rileggerti presto!

    • Ciao Holy, vedo che hai recuperato alla grande. Carlo avrebbe perso comunque la moglie, ma lei avrebbe sofferto troppo. Lasciare andare la persona amata è una forma di amore, forse la più grande perché per molti di noi è inconcepibile. I dieci rintocchi erano doverosi dato il titolo, anche se in finale che avevo in mente non era questo. Grazie per avermi letto e per i commenti a grappolo 🙂

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