Dieci rintocchi

Dove eravamo rimasti?

Come si conclude l'incontro tra Maris e Anais? Decidono di trascorrere la giornata insieme (50%)

Ti amo ancora

Dopo colazione Maris si accese una sigaretta.

– È vietato – disse Anais togliendogliela dalle labbra.

Lui sorrise.

– Una volta non ci preoccupavamo troppo delle convenzioni.

– Stai parlando di una vita fa, Maris.

Schiacciò la sigaretta nel piattino finché il fumo non scomparve.

Lui le prese la mano.

– Non vedo anelli – disse.

Anais guardò le dita bianche e sottili che sparivano in quelle di lui.

– Sono sposata – rispose.

Maris le passò la mano sulla guancia e le scostò i capelli.

– Però porti ancora gli orecchini che ti ho regalato.

Anais lo fissò senza parlare, avrebbe voluto abbandonare la guancia sulla sua mano e dirgli che lo amava ancora, ma era troppo tardi.

– Sai, non sto molto bene – disse.

– Lo avevo intuito – rispose Maris. – Sei pelle e ossa; non mangi abbastanza?

– Non ho molta fame.

Le stavano tornando le vertigini e la nausea: si liberò dalla carezza ma lasciò la mano in quella di lui.

– Mi piacerebbe trascorrere qualche ora con te, Maris.

Lui immaginò la camera d’albergo con le pareti grigio perla e il pavimento dello stesso colore, sembrava la stanza di un ospedale. Non l’avrebbe mai portata in un albergo.

– Prendiamo il tram e vediamo dove ci porta – rispose.

Anais prese il foulard dalla borsa e se lo annodò al collo mentre Maris pagava il conto.

– Se ti legassi i capelli sembreresti una liceale – disse lui.

Anais sorrise e lo prese sotto braccio così lui non si sarebbe accorto se avesse perso l’equilibrio.

Salirono sul primo autobus senza neppure guardare la destinazione.

– Lasciamo fare al destino – disse Maris.

Non c’erano posti a sedere così restarono in piedi uno di fronte all’altra.

– Te la ricordi “Smoke gets in your eyes?” – disse Anais senza smettere di guardarlo.

– Se ci fosse la musica ti inviterei a ballare – rispose lui guardandole le labbra.

Lei rise. – Sull’autobus?

Maris le cinse la vita e la attirò a sé.

– Dovunque – rispose posando la guancia sulla sua e stringendola più forte.

Anais si strinse a lui e chiuse gli occhi.

 

                                                          °°°      °°°

Carlo Santini aveva pianto.

Per quanto cercasse di essere forte, non riusciva ad accettare di perdere Anais. Avrebbe fatto qualsiasi cosa per vederla felice, anche prestarsi per contattare un’organizzazione criminale per organizzare la sua morte.

Perché lei glielo aveva chiesto.

Anais voleva che ad ucciderla fosse il suo ex, sarebbe stata una morte meno traumatica e lui l’aveva assecondata chiedendo che fosse proprio Maris l’esecutore.

Anais non voleva essere consumata e devastata dal cancro, voleva morire finché aveva ancora le forze per vivere.

Voleva morire nel giorno del suo compleanno alle 10 di mattina, non un minuto di più.

Carlo si maledisse per non averla resa felice, per non averle fatto dimenticare il suo primo amore, per non essere abbastanza forte da dirgli di no.

Chiamò la segretaria.

– Chiami la compagnia aerea, veda se riesce a trovare un volo per Lisbona per domani. Vorrei partire con un giorno di anticipo.

Poi guardò fuori.

– Che Dio mi perdoni.

Attento a ciò che scegli: potresti ottenerlo

  • Proponi tu (28%)
    28
  • Moriranno due persone (28%)
    28
  • Morirà una persona (45%)
    45
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376 Commenti

  • Ci sono persone che sono in grado di darti la felicità e l’infelicità nello stesso momento e questo dualismo uccide. Si cerca di andare avanti nonostante tutto e di dare un senso alla propria vita. Ma poi ti accorgi che è tutto vano, quasiasi sforzo, qualsiasi tentativo, non ti restituiranno più ciò che eri, ciò che avevi. La morte fisica è il completamento di un’opera che qualcuno ha iniziato molto tempo prima.
    Il veleno a volte ha un nome e un cognome.

          • Accetto la tua decisione, come potrei oppormi?
            Ma d’altro canto, permettimi di dire che una delle cose più importanti di essere parte di una comunità è l’interazione, lo scambio di opinioni, per una crescita individuale e collettiva, per lo sviluppo di una coscienza critica, per il semplice piacere di conoscere persone con cui si condivide un interesse che – spesso e volentieri – nella vita non abbiamo in comune con i nostri amici, parenti e compagni di vita, che magari fanno altro.
            Perdere questo privilegio è un po’ morire.
            Ti abbraccio.

          • Dopo cinque anni ho ricevuto un messaggio dalla persona che mi ha rovinato la vita: “Ciao, ho visto il tuo profilo FB, mi piace la tua nuova foto. Ho letto tutti i racconti. Baci”. La stessa persona che una mia amica aveva definito “veleno”. Ho cancellato il profilo FB e ho smesso di usare il mio nome. Continuo a scrivere usando nickname ogni volta diversi e sapendo che c’è una persona da qualche parte che continua a cercare. Una presenza costante che non se ne andrà.
            Ma va bene così, si va avanti comunque, ormai la mia strada l’ho presa, non tornerò indietro e lui questo lo sa benissimo.

  • Finalmente eccomi a leggere il finale. Complimenti, Gattopardo, una storia che mi ha colpito e che ho seguito sempre con grande interesse. I tuoi capitoli più brevi del solito hanno trasmesso tanto. E anche gli ultimi dieci rintocchi, nel leggerli, mi hanno portato a rallentare la lettura, a voler dilatare quel tempo, quello spazio tra le righe. Fino all’ultimo, inevitabile brindisi. E poi il blu.
    Ancora complimenti, è stato un vero piacere seguirti. Spero di poterti rileggere, anche se ho letto qui sotto che non scriverai più. E’ così?

  • Spettacolare davvero questo finale. Bellissimo l’addio di Anais alla vita, bellissima la speranza di salvarla che Maris porta con se fino alla fine. E infine è stupendo questo racconto, è bello vedere che ci sono persone capaci di emozionare e di comunicare così tanto con così pochi caratteri come fai tu. A dispiacermi non è la morte di Anais, la sua è stata una scelta coraggiosa e una fine alla quale sarebbe comunque giunta entro breve tempo con ben più atroci sofferenze. A farmi dispiacere è la fine di questo racconto, di una bellezza così semplice da risultare disarmante. Complimenti ancora una volta, spero di rileggerti presto!

    • Ciao Holy, vedo che hai recuperato alla grande. Carlo avrebbe perso comunque la moglie, ma lei avrebbe sofferto troppo. Lasciare andare la persona amata è una forma di amore, forse la più grande perché per molti di noi è inconcepibile. I dieci rintocchi erano doverosi dato il titolo, anche se in finale che avevo in mente non era questo. Grazie per avermi letto e per i commenti a grappolo 🙂

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